L’epoca della società come spettacolo

L’epoca della società come spettacolo

Alberto Napoli , 26.06.2020

Una ricerca svolta presso l’Università di Berna indaga le implicazioni politiche e sociali della musica nelle grandi esposizioni italiane di fine Ottocento. Lo studio rivela una realtà sfaccettata ma sempre mossa da un desiderio di riconoscimento a livello internazionale.

Abituati a trascorrere un’inconfessabile quantità di tempo su una moltitudine di social media, siamo tutti consapevoli dell’impegno richiesto dal proporre un’immagine positiva e accattivante di sé. Non dovrà quindi sorprenderci che la stessa energia fosse spesa anche da istituzioni complesse quali città, regioni e nazioni in occasione di quelle che possono essere considerate il primo esempio di mezzo di comunicazione di massa: le grandi esposizioni di arte e industria del Diciannovesimo secolo. Enormi fiere commerciali e al contempo imper-dibili occasioni per ciascuna comunità di mettere in mostra sé stessa,
le grandi esposizioni trovano i propri modelli nella Great Exhibition
di Londra (1851) e nella Exposition Universelle di Parigi (1855). Anche in Italia, immediatamente dopo l’unificazione del regno (1861), vennero organizzate a cadenza piuttosto regolare delle esposizioni nazionali, cui si sommarono le numerose esposizioni realizzate in centri minori, città periferiche desiderose di prendere parte a questa moda, poi cancellata dallo scoppio della Grande Guerra.

Un caleidoscopio di manifestazioni
È proprio su queste esposizioni minori che si è concentrata la mia ricerca dottorale («Cosmopolitan Provincialities: Music and Exposition Culture in Liberal Italy»), che indaga la varietà dei modi in cui le più disparate città italiane sfruttarono le esposizioni per apparire nel migliore dei modi agli occhi dei visitatori connazionali e internazionali.
La musica offre un punto di accesso privilegiato: essa era da un lato un oggetto esposto nei padiglioni delle esposizioni, come tanti altri prodotti dell’industria, in forma di collezioni di strumenti musicali, partiture, strumenti didattici; d’altra parte, la musica era sempre presente anche come complemento alle celebrazioni che accompagnavano ogni esposizione, con inni, marce, parate e concerti. Questi due aspetti, uno basato più sulla presentazione frontale e l’altro più sulla partecipazione, contribui-scono a mettere in luce le strategie di rappresentazione messe in campo dagli autorevoli curatori delle esposizioni, dai loro sponsor, e infine anche dal pubblico coinvolto.

Esorcizzare la crisi
La ricerca si è concentrata su tre manifestazioni avvenute intorno all’anno 1890: l’Esposizione emiliana di Bologna (1888), l’Esposizione nazionale di Palermo (1891–92) e l’Esposizione colombiana di Genova (1892). Questi tre eventi ebbero luogo in un momento critico per il giovane stato-nazione italiano, stretto tra un’economia irrigidita, un profondo divario sociale tra il nord e il sud del Paese, delle fallimentari politiche coloniali e un’e-morragia di migranti verso le Americhe senza precedenti nella storia dell’Europa continentale. In tale clima di disfatta, le esposizioni agirono dun-que come catalizzatrici di ottimismo, nutrendosi dell’ingegno e dell’opera degli espositori per rigenerare lo spirito dei visitatori, e di riflesso quello di intere città. In questo processo, la musica fu un’irrinunciabile protagonista.

La musica come risorsa nella gara
Ma le esposizioni analizzate non si presentano tanto come degli organi funzionali di propaganda da parte di un governo centrale, per i quali la musica serve da megafono al servizio degli organizzatori. Piuttosto, esse appaiono come un’arena in cui gli interessi di gruppi sociali molto differenti vengono tutelati di volta in volta, seguendo una spinta non solo campanilistica, ma anche particolaristica.
Così il desiderio di rivalsa da parte di Bologna sulla centralità occupata da Milano nel panorama culturale italiano portò gli organizzatori dell’E-sposizione emiliana a porre personaggi del calibro di Arrigo Boito e Giuseppe Martucci alla guida di una pionieristica mostra di musica di respiro internazionale. Così a Palermo il folclore poetico-musicale tanto apprezzato da letterati e studiosi di tutta Europa venne ricondotto alla dimensione di attrazione turistica ad uso dei visitatori stranieri, mentre l’aristocrazia locale sovvertì la gerarchia imposta dagli specialisti del settore musicale proponendo, anziché i capolavori del repertorio sinfonico, dei concerti amatoriali al mandolino. Così, infine, la città di Genova si imbarcò in una competizione contro le esposizioni colombiane di Spagna e Stati Uniti e rivendicò il proprio ruolo in Italia ri-spondendo a suon di fanfare alla crisi identitaria del popolo italiano, e con un’opera lirica di proporzioni colossali al problema tutto musicale della ricerca di un erede ideale all’ormai anziano Giuseppe Verdi.

Uno strumento di modernità
Questi sono solo alcuni degli esempi che permettono di illuminare la cultura musicale italiana di fine Ottocento, esponendone le fragilità dovute ai conflitti tra i suoi protagonisti e alla frammentarietà delle sue istituzioni. Al tempo stesso, questi esempi dimo-strano l’anelito verso una legittimazione e un riconoscimento non solo sul piano nazionale, ma anche a livello internazionale, dimostrando una consapevolezza delle pratiche culturali europee e della necessità di fare continuamente riferimento ad esse per restare al passo con la modernità.
 

 


Kommentare

* Required fields

Neuen Kommentar hinzufügen
Ihr Beitrag wird nach redaktioneller Prüfung veröffentlicht.

Conférences / Veranstaltungen

Société Suisse de Musicologie

PRÉSIDENCE CENTRALE / ZENTRALPRÄSIDIUM
Prof. Dr. Cristina Urchueguía
Institut für Musikwissenschaft
Mittelstrasse 43, 3012 Bern
+41 (0)31 631 83 96
cristina urchueguia (at) musik unibe ch

SÉCTIONS / SEKTIONEN
Bâle: PD Dr. Martin Kirnbauer
Schweizerische Musikforschende Gesellschaft
Ortsgruppe Basel, 4000 Basel
Berne: Prof. Dr. Cristina Urchueguía
Institut für Musikwissenschaft
Mittelstrasse 43, 3012 Bern
Lucerne: Prof. Dr. Felix Diergarten
Obfalken 60, 6030 Ebikon
Saint-Gall/Zurich: Dr. Michael Meyer, Musikwissenschaftliches Institut,
Florhofgasse 11, 8001 Zürich
Suisse romande: PD Dr. Ulrich Mosch, Université de Genève, Faculté des Lettres, Uni Bastions, rue De-Candolle 5, 1211 Genève 4
Svizzera italiana: Carlo Piccardi, 6914 Carona
Zurich: Prof. Dr. Dominik Sackmann
Zürcher Hochschule der Künste
Pfingstweidstrasse 96, 8031 Zürich

SÉCRETARIAT / GESCHÄFTSSTELLE
Benedict Zemp, MA
Institut für Musikwissenschaft
Mittelstrasse 43, 3012 Bern
+41 (0)31 631 50 34, info (at) smg-ssm ch

SITE INTERNET
www.smg-ssm.ch