Perle tratte da un’opera pianistica sottovalutata

Quando si pensa ad Antonín Dvořák, non vengono subito in mente i suoi brani per pianoforte solo. Eppure sono spesso incantevoli. La nuova raccolta «Brani facili per pianoforte e danze» ne riunisce alcuni particolarmente sconosciuti.

Monumento a Dvořák a Kladno (Repubblica Ceca). Foto: Wikimedia Commons

«L’opera pianistica di Dvořák viene spesso trascurata, considerata una componente non del tutto a pieno titolo della sua produzione», scrive Tomáš Víšek nella prefazione alla sua antologia Brani facili per pianoforte e danze, recentemente pubblicata da Bärenreiter Praha. Su questo ha indubbiamente ragione. Infatti, a differenza della sua musica da camera, le opere per pianoforte solo compaiono piuttosto raramente nei nostri programmi concertistici.

Qual è il motivo? Dvořák suonava piuttosto bene il pianoforte, ma sfruttava a malapena le potenzialità specifiche dello strumento. La sua scrittura pianistica risulta quindi spesso un po« scomoda. (Ciò vale, tra l’altro, in larga misura anche per il suo concerto per pianoforte!) Il che non significa che non fosse in grado di esplorarne le qualità sonore. E così l’editore aggiunge: »Ciononostante, molte delle composizioni di Dvořák possono essere eseguite meravigliosamente… e interpretate in modo tale che la loro difficoltà sonora o tecnica non venga percepita dall’ascoltatore.»

Tra le opere per pianoforte di Dvořák prevalgono i brani di formato più breve: danze, quadri d’atmosfera, umoresche. Tra questi figurano, tra l’altro, anche le meravigliose Sagome op. 8. L'unica opera di grande formato sembra essere Tema con variazioni op. 36. Una selezione di piccoli gioielli particolarmente sconosciuti costituisce ora il contenuto della presente edizione. «Brani che sono passati quasi inosservati, perché in un certo senso sono stati oscurati da altre opere e raramente sono stati pubblicati». Nonostante la semplicità dell’invenzione musicale, da queste note emana un fascino straordinario. Dvořák riesce infatti ripetutamente a combinare accordi tradizionali in sequenze non convenzionali, in modo tale da creare timbri e armonie del tutto nuovi. E ciò avviene senza che la musica perda il suo flusso naturale. Proprio la Fogli dell'album (n. 1) e il Ninna nanna (n. 8) lo dimostrano in modo eclatante.

Lo stesso Dvořák non ha indicato alcuna diteggiatura. L’editore Tomáš Víšek si è preso la briga di aggiungere indicazioni molto dettagliate. A tal proposito, però, ha forse esagerato un po’, inserendo occasionalmente un numero sopra ogni nota. Per il resto, però, la partitura è molto chiara e invita immediatamente ad approfondire la conoscenza di queste piccole perle musicali.

Antonín Dvořák: Brani facili per pianoforte e danze, a cura di Tomáš Víšek, BA 11584, € 16,50, Bärenreiter, Praga

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