{"id":70347,"date":"2026-01-28T15:23:10","date_gmt":"2026-01-28T14:23:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/?p=70347"},"modified":"2026-03-24T10:04:30","modified_gmt":"2026-03-24T09:04:30","slug":"die-nationalphonothek-zwischen-vergangenheit-und-zukunft","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/it\/service\/tontraeger\/2026\/01\/die-nationalphonothek-zwischen-vergangenheit-und-zukunft","title":{"rendered":"La Fonoteca Nazionale tra passato e futuro"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_70343\" aria-describedby=\"caption-attachment-70343\" style=\"width: 1400px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-70343 size-full\" src=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1400\" height=\"812\" srcset=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1.jpg 1400w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-300x174.jpg 300w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-1024x594.jpg 1024w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-768x446.jpg 768w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-1536x891.jpg 1536w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-18x10.jpg 18w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-302x175.jpg 302w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-603x350.jpg 603w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-1379x800.jpg 1379w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-1-920x534.jpg 920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-70343\" class=\"wp-caption-text\">I cilindri fonografici di Thomas Edison, brevettati nel 1878, sono i primi supporti a permettere di riprodurre un suono registrato Foto: Fonoteca nazionale<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00c8 un gesto noto, ce lo portiamo appresso dall\u2019infanzia e ci resta pi\u00f9 o meno attaccato negli anni, a seconda del livello di romanticismo insito in ciascuno e ciascuna. Non capita forse anche a voi, di tanto in tanto, di portarvi all\u2019orecchio una conchiglia, una di quelle che avete sul legno dello scaffale che sopravanza l\u2019allinearsi dei libri? \u00abSenti il mare\u00bb ci dicevano da piccoli, perch\u00e9 si sa: le conchiglie hanno la capacit\u00e0 magica di impregnarsi del suono della loro dimora, e conservarlo in perpetuo. Crescendo si impara, se lo si vuole, che fanno solo da cassa di risonanza \u2013 minima ed imperfetta \u2013 per i rumori esterni, come il suono della nostra stessa circolazione sanguigna che irrora le orecchie. Eppure, il desiderio di credere in quel piccolo mare resta. Sar\u00e0 che risponde alla grande mania della nostra specie, l\u2019impadronirsi dell\u2019esistente, e in quella che \u00e8 la sua pi\u00f9 impalpabile ed effimera realt\u00e0: il mondo dei suoni.<\/p>\n<p>L\u2019udibile, per la natura stessa della sua onda, si disperde e poco a poco svanisce. Lo conoscono bene i musicisti e gli attori, il fantasma della perfezione, la chimera della ripetizione identica di una sequenza di note o parole. Per palliare questa perdita di controllo sul reale, l\u2019umano inventa lo stratagemma della scrittura. Verba volant, scripta manent: un rimedio ingegnoso alla dispersione di energia del mondo dei suoni. La scrittura \u00e8 un codice che, anzich\u00e9 tentare la conservazione, punta alla ripetibilit\u00e0 del messaggio e del significante, appoggiandosi sulla capacit\u00e0 immaginifica del cervello umano.<\/p>\n<p>Ma cosa ne \u00e8 del vero suono, del vero oggetto? I castrati della Roma Barocca studiavano innanzi ai muri da eco per avere un riflesso passeggero della loro voce, e solo nel 1857 \u00c9duard L\u00e9on Scott de Martinville brevetta il fonoautografo, una specie di oscillometro con cui riesce a trascrivere le vibrazioni del suono su dei vetri anneriti. Trascrivere ma non ancora riprodurre: si deve attendere il 2008 per potere ascoltare i suoi fonoautogrammi - un frammento di Au Clair de la Lune, qualche verso del Tasso e altri piccoli esperimenti. <em>Au Clair de la Lune,<\/em> alcuni versi del Tasso e altri piccoli esperimenti.<\/p>\n<p>Ma nel 1878, intanto, Edison brevetta il suo fonografo, il quale trasmette le vibrazioni captate da una membrana a un pennino che incide su un cilindro coperto da un foglio di stagnola, e permette anche il percorso inverso di \u00abrileggere\u00bb il solco e quindi riascoltare i suoni incisi. Nel 1888 Berliner sposta l\u2019incisione dal cilindro al disco, pi\u00f9 facile da riprodurre serialmente per la commercializzazione della musica. Il ventesimo secolo vede poi il passaggio alle registrazioni elettriche su nastro magnetizzato, e infine alle captazioni sonore puramente digitali, al regno dei compact disc e alla finale smaterializzazione del supporto: la musica si sposta nella rete. Dal nostro smartphone oggi possiamo registrare e riprodurre ore di suono e accedere a quasi tutta la musica del mondo online.<\/p>\n<h3><strong>Una biblioteca per i suoni<\/strong><\/h3>\n<p>Esistono le biblioteche, per conservare e mettere a disposizione della popolazione i documenti scritti. E i suoni? Una volta riusciti a fissare questi suoni su un supporto, cosa ne \u00e8 dei supporti e della memoria sonora di una civilt\u00e0?<\/p>\n<p>Gi\u00e0 a fine \u2018800, a pochi anni dall\u2019invenzione di Edison, si registra assiduamente. Alcune istituzioni europee capiscono precocemente l\u2019importanza di conservare, esattamente come si farebbe con lo scritto, questo patrimonio: nascono cos\u00ec nel 1899 il Phonogrammarchiv di Vienna e nel 1900 quello di Berlino. In Svizzera la Biblioteca Nazionale colleziona sin dall\u2019inizio del secolo scorso, tra i documenti cartacei, anche qualche documento sonoro, ma negli anni \u201860 si sente la necessit\u00e0 di creare anche qui un\u2019istituzione specifica che si occupi del mondo dei suoni. Nel 1984 il Comune di Lugano mette a disposizione spazi e fondi perch\u00e9 nel 1987 nasca la fondazione Fonoteca Nazionale Svizzera. Dal 2016 diventa istituzione pubblica, integrata come sezione della Biblioteca Nazionale. Dopo gli esordi allo Studio Foce, nel 2000 la FNS si sposta al Centro San Carlo ed \u00e8 attualmente in attesa di trasferirsi, nel 2031, alla Citt\u00e0 della Musica, progetto avveniristico che la congiunge in un unico polo \u2013 gli spazi della RSI di Besso \u2013 ad altri partner dell\u2019ambito musicale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_70345\" aria-describedby=\"caption-attachment-70345\" style=\"width: 1280px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-70345\" src=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3.jpg 1280w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3-300x130.jpg 300w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3-1024x444.jpg 1024w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3-768x333.jpg 768w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3-18x8.jpg 18w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3-375x163.jpg 375w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3-760x330.jpg 760w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-3-920x399.jpg 920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-70345\" class=\"wp-caption-text\">La registrazione si \u00e8 smaterializzata e si \u00e8 stabilita nel mondo digitale. Foto: Fonoteca nazionale<\/figcaption><\/figure>\n<p>Essendone una sezione, il mandato della Fonoteca \u00e8 derivato dalla Legge federale sulla Biblioteca Nazionale Svizzera: collezionare, inventariare, conservare, rendere accessibile e far conoscere il patrimonio sonoro svizzero. Questo \u00e8 definito e si costituisce come una serie di documenti chiamati Helvetica che implicano una relazione con il Paese e vengono acquisiti, documentati e catalogati in cinque settori, di cui quattro musicali \u2013 classica, jazz, rock&amp;pop, folk \u2013 e un quinto che racchiude tutto ci\u00f2 che musica non \u00e8: parole e voci, audiolibri, pi\u00e8ces teatrali, interviste, ma anche suoni della natura e paesaggi sonori.<\/p>\n<p>\u00abI nostri documenti pi\u00f9 antichi sono dei cilindri di cera \u2013 musica classica e operette \u2013 provenienti dalla collezione di una persona di Chiasso,\u00bb ci spiega G\u00fcnther Giovannoni, direttore della Fonoteca dal 2019. \u00abPer quanto riguarda la musica, in Svizzera non esiste come in altri paesi l\u2019obbligo di depositare una copia in Fonoteca, quindi in questi 40 anni abbiamo dovuto, grazie anche al supporto della Suisa, delle societ\u00e0 di gestione dei diritti musicali e a collaborazioni con la radio ed altri partner, recuperare il terreno perso durante tutti questi anni. Per quanto riguarda lo streaming, il Parlamento Federale ha approvato una legge sul deposito legale digitale a partire dal 2027. Una mole di materiale gigantesca che implica la necessit\u00e0 di scegliere: non siamo obbligati ad avere tutto, ma solo quello che si ritiene importante. \u00c8 un lavoro delicato che fanno i responsabili dei diversi settori.\u00bb<\/p>\n<h3><strong>Il patrimonio culturale sonoro di un paese<\/strong><\/h3>\n<p>Ci si potrebbe chiedere cosa ci sia di importante da conservare nel chiasso, spesso molto commerciale, che ci assale durante una piccola scrollata sui socials. \u00abNon \u00e8 nostro compito giudicare,\u00bb interrompe Giovannoni. \u00abIl valore commerciale o artistico non sono i nostri soli criteri di scelta: abbiamo ad esempio una sezione dedicata alle pubblicit\u00e0, che secondo alcuni parametri possono essere meno ricche o formative, ma sono importantissime storicamente e sociologicamente, e lo sono ancora di pi\u00f9 per gli addetti ai lavori. La vera questione \u00e8 la sostenibilit\u00e0: ha senso conservare cos\u00ec tanto materiale? Quali sono i costi, ambientali e finanziari? Le nostre linee guida ci autorizzano a non prendere tutto per non intasarci. Una cernita, ad esempio, viene fatta anche sulle nuove produzioni artistiche, che lasciamo decantare per un po\u2019 prima di annetterle ai nostri fondi.\u00bb<\/p>\n<figure id=\"attachment_70344\" aria-describedby=\"caption-attachment-70344\" style=\"width: 1280px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-70344\" src=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2.jpg 1280w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2-300x130.jpg 300w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2-1024x444.jpg 1024w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2-768x333.jpg 768w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2-18x8.jpg 18w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2-375x163.jpg 375w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2-760x330.jpg 760w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-2-920x399.jpg 920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-70344\" class=\"wp-caption-text\">Una mole di materiale in crescita esponenziale che implica la necessit\u00e0 di scegliere: \u00abnon siamo obbligati ad avere tutto, ma solo quello che si ritiene importante.\u00bb<br \/>Foto: Fonoteca Nazionale<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ci\u00f2 implica una chiara visione di cosa sia il concetto del patrimonio sonoro di un Paese. \u00ab\u00c9, in parte, la nostra memoria sonora a costituirci,\u00bb spiega Giovannoni. \u00abLa Svizzera \u00e8 piccola ma molto diversificata per lingua, cultura e sfaccettature. Il lavoro dell\u2019archivista \u00e8 quello di conservare la memoria, perch\u00e9 essa ci caratterizza. Abbiamo un compito di tutela volto al futuro: conservare al meglio questo patrimonio sonoro per le prossime generazioni.\u00bb<\/p>\n<p>Interessantissimo in questo senso il settore del parlato e dei suoni, che \u00e8 forse il pi\u00f9 ricco della Fonoteca. Se c\u2019\u00e8 stata l\u2019esplicita intenzione di documentare le campane di un gran numero di chiese della Confederazione, i paesaggi sonori a volte sono l\u2019effetto secondario di altre registrazioni, fatte in luogo pubblico, che ci permettono la cronaca di un certo spazio - un mercato di paese, una piazza cittadina - a distanza di decenni. \u00abI suoni cambiano, come il nostro quotidiano,\u00bb spiega Giovannoni: \u00abprendete lo scricchiolio di un ghiacciaio, come sta mutando negli anni e il fatto che tra poco non esister\u00e0 pi\u00f9. Oppure, pi\u00f9 prosaicamente, il Comune di Lugano ha depositato tutte le registrazioni del consiglio comunale degli ultimi 60 anni: si pu\u00f2 seguire l\u2019evoluzione del discorso politico sotto l\u2019aspetto linguistico, sociologico...\u00bb<\/p>\n<p>Tra i documenti musicali, alcuni ci guidano attraverso la storia del Paese, come il fondo Hanny Christen: \u00abcinquanta nastri magnetici scoperti per caso all\u2019inizio degli anni \u201890 che hanno salvato una parte della \u00abvecchia e pura\u00bb musica tradizionale svizzera, e ne hanno rivoluzionato la nostra visione,\u00bb ci spiega Andrea Sassen, responsabile della sezione folk. \u00abOppure pensate al fondo K-Sound di Kiko Berta, che ha registrato alcuni degli album pi\u00f9 importanti degli anni \u201890 e contiene perle mai stampate a livello commerciale,\u00bb aggiunge Yari Copt, responsabile della sezione rock.<\/p>\n<p>\u00abMa \u00e8 interessante anche guardare al presente,\u00bb continua: \u00aboggi esiste una generazione di artisti svizzeri che lavora con una visione chiara e con una grande qualit\u00e0 produttiva. Questo, dal punto di vista di chi lavora con la memoria musicale, \u00e8 un segnale fortissimo. Il ruolo della Fonoteca \u00e8 fondamentale non solo come archivio del passato, ma come luogo vivo che documenta il presente e costruisce il patrimonio sonoro di domani. Preservare oggi queste produzioni significa permettere di raccontare con precisione cosa stava succedendo nella musica svizzera in questo momento storico.\u00bb<\/p>\n<h3><strong>Sguardo rivolto al futuro<\/strong><\/h3>\n<p>Preservare, ma anche, straordinariamente, creare, come a voler portare lo sguardo verso quello che conta immortalare per il futuro: sul canale Youtube della Fonoteca, Bruno Spoerri festeggia i suoi 90 anni deliziando il pubblico con un live-streaming meraviglioso e magistralmente registrato allo Studio Lemura dai microfoni di Lara Persia. \u00ab\u00c8 il primo di una serie di concerti che abbiamo commissionato grazie a una donazione eccezionale,\u00bb spiega Giovannoni. \u00abUn po\u2019 di vetrina: valorizziamo i nostri archivi creando contenuti con chi, il patrimonio sonoro svizzero, ha contribuito a farlo. Un omaggio a queste persone che hanno dato tanto.\u00bb<\/p>\n<p>Anche qui, di nuovo, torna il concetto di lascito, di visione rivolta al futuro. E ci\u00f2 ci riporta alla sfida tecnica dei supporti, tema centrale nel ruolo di conservazione che ha la Fonoteca.\n\u00abSiamo legati strettamente alla tecnologia,\u00bb racconta Giovannoni. \u00abIn primo luogo per la longevit\u00e0 dei supporti: alcuni, come i dischi di gommalacca o di vinile, sono resistenti e tra un secolo li ascolteremo ancora se sono conservati in maniera professionale. Altri no: i nastri magnetici lentamente perdono informazioni, i CDR che si potevano \u00abbruciare\u00bb in casa hanno in media una speranza di vita di cinque anni circa. Lo stesso discorso vale per gli apparecchi di riproduzione, che hanno la loro obsolescenza e la loro traiettoria storica.<\/p>\n<p>Un esempio sono le cassette Dat della Sony, prodotte per 20 anni fino al 2007 quando la casa madre ha smesso, senza per\u00f2 cedere le autorizzazioni. Oggi abbiamo ancora una scorta di testine di lettura, ma finir\u00e0, e allora avremo un grave problema. Tutto ci\u00f2 per noi implica delle priorit\u00e0 riguardo alla digitalizzazione e alla conservazione. E una sfida tecnologica continua per conservare e rendere fruibile questo materiale: vogliamo essere un luogo in cui si creano stimoli e occasioni per utenti e pubblico per scoprire del nuovo.\u00bb<\/p>\n<figure id=\"attachment_70346\" aria-describedby=\"caption-attachment-70346\" style=\"width: 1280px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-70346\" src=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4.jpg 1280w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4-300x130.jpg 300w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4-1024x444.jpg 1024w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4-768x333.jpg 768w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4-18x8.jpg 18w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4-375x163.jpg 375w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4-760x330.jpg 760w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/01_Focus_Fonoteca-4-920x399.jpg 920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-70346\" class=\"wp-caption-text\">Visual Audio \u00e8 un programma faro della Fonoteca: un sistema di digitalizzazione che permette di salvaguardare il contenuto audio di un disco rotto attraverso una fotografia analogica e una scansione dell\u2019immagine Foto: Fonoteca Nazionale<\/figcaption><\/figure>\n<p>Questa volont\u00e0 si esplicita in progetti tecnologici avveniristici, come le ricerche per continuare a leggere i Dat, ad esempio, o programmi faro come Visual Audio, un sistema di digitalizzazione che permette di salvaguardare il contenuto audio di un disco rotto attraverso una fotografia analogica e una scansione dell\u2019immagine.<\/p>\n<p>Ma anche un discorso educativo mainstream rivolto a ogni pubblico che si concretizza in visite guidate, workshop, conferenze e inviti alle scuole. Importantissima in questo senso \u00e8 la sensibilizzazione all\u2019ascolto ed al suono che la Fonoteca rivolge ai pi\u00f9 giovani.\u00abI giovani ascoltano musica, ma spesso la fonte \u00e8 il cellulare, con una qualit\u00e0 drammaticamente bassa,\u00bb lamenta Giovannoni. \u00abServe educarli ad un ascolto consapevole, e ci\u00f2 \u00e8 fondamentale anche riguardo ai potenziali danni da esposizione. Bisogna portare la loro attenzione sul fatto che la qualit\u00e0 sonora della musica \u00e8 un fattore importante per l\u2019ascolto, e che il momento, il mezzo e il formato con cui si fruisce possono cambiare la nostra percezione. I ragazzi a volte non sanno nemmeno che ci sono altri mezzi per ascoltare musica diversi dal loro cellulare e non si rendono conto delle differenze di qualit\u00e0. Bisogna semplicemente educarli, e ci\u00f2 \u00e8 possibile, mostrando i progressi tecnici e le differenze tra le qualit\u00e0 sonore che si incontrano percorrendo la storia dei supporti.\u00bb<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Creata nel 1987 a Lugano, la Fonoteca, oggi integrata alla Biblioteca Nazionale, colleziona, conserva e rende accessibile al pubblico il \u00abpatrimonio sonoro svizzero.\u00bb Con esso si intende l\u2019insieme delle registrazioni pubbliche e private considerate di valore documentario e identitario per la Confederazione: memoria musicale, ma anche voci, interviste, pubblicit\u00e0 e paesaggi sonori. <\/p>","protected":false},"author":23,"featured_media":70346,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"","_relevanssi_noindex_reason":"","pgc_sgb_lightbox_settings":"","footnotes":""},"categories":[1623,660],"tags":[1601,3527,5495,4655],"class_list":["post-70347","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dossiers","category-tontraeger","tag-immaterielles-kulturerbe","tag-lugano","tag-musikalisches-kulturerbe","tag-schweizerischen-nationalphonothek-lugano"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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