{"id":76868,"date":"2026-11-04T10:00:00","date_gmt":"2026-11-04T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/?p=76868"},"modified":"2026-11-03T10:21:10","modified_gmt":"2026-11-03T09:21:10","slug":"die-beinahe-vergessene-sopran-pionierin-aus-dem-thurgau","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/it\/news\/2026\/11\/die-beinahe-vergessene-sopran-pionierin-aus-dem-thurgau","title":{"rendered":"La pioniera del soprano, ormai quasi dimenticata, originaria della Turgovia"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_76870\" aria-describedby=\"caption-attachment-76870\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-76870 size-large\" src=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-1024x640.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-2048x1280.jpg 2048w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-18x12.jpg 18w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-280x175.jpg 280w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-560x350.jpg 560w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-1280x800.jpg 1280w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online-920x575.jpg 920w, https:\/\/www.musikzeitung.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/06_echo_herzog_online.jpg 1400w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-76870\" class=\"wp-caption-text\">Emilie Herzog nel suo ruolo di punta: la Regina della Notte. Foto: Atelier Victoria, Paul Gericke, Berlino, fondo Emilie Herzog, collezione R. Kn\u00f6pfel.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Si possono sentire. Questa \u00e8 la prima cosa che bisogna sapere.<\/p>\n<p>Su un disco di gommalacca, registrato a Berlino, una voce si eleva nell\u2019aria della grazia tratta da *Roberto il Diavolo* di Meyerbeer, e ci\u00f2 che emerge dal fruscio non \u00e8 una curiosit\u00e0 da museo, bens\u00ec un soprano dotato di un\u2019agilit\u00e0 che non ci si sarebbe aspettati. Acuti e colorature senza sforzo. La donna che canta era una cantante di camera della corte prussiana e fece parte per 21 anni del cast dell\u2019Opera di Corte di Berlino. Nata come Emilie Herzog, dopo il matrimonio con il musicologo Heinrich Welti nel 1890 assunse il cognome Welti-Herzog. Sul programma teatrale e sull\u2019etichetta del disco, per\u00f2, rimase fino alla fine Emilie Herzog. Fino a pochi anni fa, quasi nessuno se ne ricordava nemmeno nella sua citt\u00e0 natale.<\/p>\n<p>Nacque il 17 dicembre 1859 nella scuola di Ermatingen sull\u2019Untersee; suo padre era insegnante in quella localit\u00e0 e dirigeva il coro maschile. Due anni dopo la famiglia si trasfer\u00ec a Diessenhofen, dove lui ottenne un impiego migliore. Quella cittadina sul Reno le rimase nel cuore per tutta la vita: \u00abI miei cari e intimi ricordi dei miei anni d\u2019infanzia e di scuola sono legati all\u2019immagine di quella tranquilla cittadina di confine sul Reno, ancora circondata da mura e fortificata da torri\u00bb, scrisse in seguito. A quattordici anni accompagnava alla tastiera la messa domenicale. Aveva l\u2019orecchio assoluto.<\/p>\n<h3>L'esperto ha concluso: la sua voce non \u00e8 adatta al palcoscenico<\/h3>\n<p>Quello che segu\u00ec \u00e8 il passaggio pi\u00f9 incredibile di questa biografia. Emilie Herzog impar\u00f2 il mestiere di modista, un lavoro rispettabile per la figlia di un insegnante. Solo a diciassette anni riusc\u00ec a convincere i genitori a farle intraprendere una formazione di canto. Fece un\u2019audizione al Conservatorio di Zurigo e l\u2019esperto giudic\u00f2: una voce graziosa, acuta, ma molto esile. Forse sufficiente per insegnare. Non era adatta al palcoscenico.<\/p>\n<p>Ma le cose andarono diversamente. Dopo gli studi a Zurigo e a Monaco di Baviera con Adolf Schimon, debutt\u00f2 il 10 settembre 1880 al Teatro Reale di Corte e Nazionale di Monaco di Baviera, nel ruolo del paggio Urbain ne *Gli Ugonotti* di Meyerbeer. Rimase l\u00ec per nove stagioni, per un totale di circa 650 serate teatrali in oltre cinquanta ruoli. Nel 1889 pass\u00f2 all\u2019Opera di Corte di Berlino, il Teatro dell\u2019Opera Reale di Unter den Linden, dove rimase fino al 1910.<\/p>\n<p>Il suo ruolo di punta era quello della Regina della Notte; il suo repertorio spaziava da Rosina a Gilda e Mica\u00ebla, fino alla Figlia del Reggimento. Nel 1900 fu nominata \u201cKammers\u00e4ngerin\u201d reale prussiana. Cant\u00f2 a Parigi, Vienna, Londra, Bruxelles, Dresda, Mosca e San Pietroburgo; nel maggio 1896 partecip\u00f2 alle celebrazioni per l\u2019incoronazione dello zar Nicola II. I diplomi onorifici si accumulavano: Meclemburgo-Schwerin nel 1895, Baviera nel 1902, Anhalt nel 1904, Sassonia-Coburgo e Gotha nel 1905, oltre alla Croce d\u2019argento al merito femminile dell\u2019imperatrice Augusta Vittoria all\u2019inizio del 1906.<\/p>\n<p>Rimase legata alla sua terra natale. Pi\u00f9 volte all\u2019anno si esibiva a Zurigo, Basilea e San Gallo, cantava alle feste federali dei cantanti e, nel 1898, in occasione delle celebrazioni per il centenario della Turgovia.<\/p>\n<h3>Il marito che teneva la contabilit\u00e0<\/h3>\n<p>Nel 1890 spos\u00f2 il dottor Heinrich Welti, storico e critico musicale originario dell\u2019Argovia. Ci\u00f2 che era insolito per l\u2019epoca non era tanto il fatto che quel matrimonio fosse felice, quanto piuttosto il modo in cui era organizzato. Emilie Herzog guadagnava il denaro. Heinrich Welti organizzava le sue serate di concerto in Germania e in Svizzera, svilupp\u00f2 insieme a lei il formato delle \u00abserate di canto storico\u00bb e si occup\u00f2 dell\u2019educazione della figlia comune Eva, che in seguito divenne a sua volta soprano da concerto e insegnante di canto.<\/p>\n<p>Ma soprattutto teneva un registro. In calendari di Monaco rilegati in pelle annotava ogni singola esibizione di sua moglie: data, luogo, opera, ruolo. Tre volumi, dal 1880 al 1910, senza alcuna lacuna. Per la storia della musica \u00e8 una vera fortuna: \u00e8 possibile ricostruire la carriera di questa cantante sera dopo sera. Dopo aver analizzato le agende, il curatore Reto Kn\u00f6pfel \u00e8 giunto a un totale di oltre 4'000 serate operistiche e concerti, di cui 188 nel cantone di Turgovia. In alcune settimane si esibiva in fino a quattro localit\u00e0 distanti tra loro.<\/p>\n<p>Nel febbraio 1896 nacque la figlia Eva; dai diari risulta che la madre continu\u00f2 a esibirsi fino a gennaio, pur essendo in avanzato stato di gravidanza. A maggio cant\u00f2 a Mosca.<\/p>\n<p>I compositori cercavano la sua vicinanza. Nel lascito sono presenti entrambi i quaderni delle Sei canzoni op. 19 di Richard Strauss con una dedica a lei, spartiti autografi con i nomi di Pfitzner e Humperdinck, gli album di canzoni di Othmar Schoeck e *Des Knaben Wunderhorn* di Mahler con una dedica a inchiostro del compositore: \u2019Alla Kammers\u00e4ngerin Herzog, Berlino, L\u00fctzowstrasse 20\u00ab.<\/p>\n<h3>L'addio e la scomparsa<\/h3>\n<p>Il 6 febbraio 1910 Emilie Herzog si conged\u00f2 dal pubblico operistico svizzero a Zurigo, interpretando il ruolo di Marie ne *La figlia del reggimento* di Donizetti. Il 1\u00b0 giugno dello stesso anno sal\u00ec per l\u2019ultima volta sul palcoscenico in uno spettacolo operistico. Successivamente si trasfer\u00ec ad Aarburg, nella citt\u00e0 natale del marito, e fino al 1922 tenne corsi di perfezionamento al Conservatorio di Zurigo; proprio l\u00ec dove, ben tre decenni prima, le era stato detto che la sua voce non aveva portata.<\/p>\n<p>Ha vissuto la Prima guerra mondiale in Svizzera, e questo le ha causato grande sofferenza. Ha devoluto gran parte della sua pensione tedesca a favore dei soldati al fronte e ha venduto i gioielli provenienti dalle propriet\u00e0 della corte russa a beneficio della Croce Rossa. Mor\u00ec ad Aarburg il 16 settembre 1923, tre mesi prima del suo 64\u00b0 compleanno.<\/p>\n<p>In seguito \u00e8 stata in gran parte dimenticata. Non c\u2019\u00e8 un unico motivo, ma diversi: la guerra che ha distrutto il mondo in cui era diventata famosa; il suo legame con una Germania che, in Svizzera, dopo il 1918 non godeva di buona reputazione; e il fatto che il suo nome, per quanto noto, non fosse associato ad alcuna prima assoluta. Ma soprattutto, le cantanti della sua generazione sono state quasi tutte dimenticate pi\u00f9 facilmente dei loro colleghi maschi.<\/p>\n<h3>Un disco al negozio dell'usato<\/h3>\n<p>Circa un decennio fa, un giovane cantante di Salenstein lesse sul giornale la notizia di una cantante lirica della regione; l\u2019occasione era stata un disco in gommalacca rinvenuto in un negozio dell\u2019usato. Reto Kn\u00f6pfel, cantante lirico e da concerto di formazione, non riusciva pi\u00f9 a togliersi quell\u2019idea dalla testa. Quando nel 2023 il Museo Vinorama di Ermatingen gli chiese di assumere a titolo volontario il ruolo di curatore, sapeva gi\u00e0 da dove avrebbe iniziato.<\/p>\n<p>La svolta nelle sue ricerche \u00e8 arrivata grazie all\u2019albero genealogico. Kn\u00f6pfel ha scoperto una pronipote, Silvia Wiesner-Alder, che possedeva l\u2019intero lascito: lettere scritte in caratteri S\u00fctterlin, gli agende, i diplomi delle onorificenze, un abito di pizzo, la spilla dell\u2019imperatore Guglielmo, album con dischi in gommalacca, una mappa dell\u2019Europa con le localit\u00e0 dei concerti sottolineate in rosso. Nell\u2019estate del 2023 lei gli consegn\u00f2 l\u2019intero corpus.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che colpisce del lavoro di Kn\u00f6pfel non \u00e8 solo ci\u00f2 che ha scoperto, ma anche ci\u00f2 che \u00e8 riuscito a scartare. In quasi tutte le opere di consultazione si legge che Emilie Herzog si sarebbe esibita al Metropolitan Opera. Non \u00e8 vero. Nei registri del Met non compare il suo nome. Chi invece compare \u00e8 una certa Jeannette Herzog, che vi cant\u00f2 una sola volta, il 24 novembre 1904, nel ruolo della fanciulla dei fiori nel *Parsifal*. Da questa confusione \u00e8 nata, nel corso di oltre cento anni, una carriera americana, copiata da un dizionario all\u2019altro.<\/p>\n<p>Alla fine rimane la voce. Sono documentate quindici registrazioni, effettuate tra il 1904 e il 1907 a Berlino e Vienna per la G&amp;T e la Columbia, nonch\u00e9 su cilindri Edison; alcune di esse sono liberamente accessibili. A ci\u00f2 si aggiunge un film sonoro del 1908, quattro minuti di cinema sonoro pionieristico, in cui Emilie Herzog interpreta, insieme al baritono Baptist Hoffmann, il duetto di Nedda tratto da *Pagliacci* di Leoncavallo. \u00c8 quindi una delle poche cantanti della sua generazione che si possono vedere e ascoltare.<\/p>\n<p><em>Il lascito di Emilie Herzog \u00e8 stato esposto al Museo Vinorama di Ermatingen e al Museo kunst + wissen di Diessenhofen. Il 25 ottobre \u00e8 stata inaugurata un\u2019altra mostra presso il Museo locale di Aarburg, che rester\u00e0 aperta fino al 14 marzo 2027.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emilie Herzog, originaria di Ermatingen, ha cantato per 21 anni all\u2019Opera di Corte di Berlino. 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