Numero 1/2026 - Focus «Il patrimonio culturale»

Foto: Holger Jacob

Indice dei contenuti

Focus

Solo ciò che mi tocca è un'eredità
Adriano, Graziella Contratto, Myriam Schleiss e Urs Schnell discutono del patrimonio culturale musicale della Svizzera sotto la direzione di Michael Eidenbenz.

Riconoscere, preservare e promuovere il patrimonio culturale
Cosa c'è nella «Lista delle tradizioni viventi» e perché?

Patrimonio culturale mondiale - e ora?
Quale processo ha portato all'inserimento dello jodel svizzero nella «Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità» dell'Unesco e quali sono le conseguenze?

«L'idea dello jodel svizzero è un mito».»
L'etnomusicologo zurighese Dieter Ringli classifica ciò che sta accadendo attualmente nella scena dello jodel del Paese.

La Fonoteca Nazionale tra passato e futuro
Traduzione tedesca del testo originale italiano

(corsivo = riassunto in tedesco dell'articolo originale francese)

Critiche

Nuove pubblicazioni Libri, Vettore sonoro, Siti web, Note, Film

Eco 

Poiché nell'edizione stampata non c'è spazio sufficiente per tutti i testi, essi sono elencati qui e collegati ai corrispondenti articoli online. La maggior parte di essi è stata pubblicata prima dell'edizione stampata.

L'avanguardia e i consigli di Wotan
Il Festival di Lucerna presenta le nuove tendenze musicali con «Forward».

Jam session sinfonica
Nell'Orchestra di repertorio, dilettanti e studenti di musica eseguono per una sera opere popolari della letteratura concertistica classica insieme a professionisti.

Dirigere un'orchestre à vent en vrai
Le Giornate svizzere della direzione d'orchestra offrono sei giorni di masterclass e concerti per futuri direttori d'orchestra e chef d'orchestre à vent.

Lettera aperta in merito alla votazione sulla «Iniziativa di dimezzamento» nel marzo 2026
130 firmatari

Musica classica totale
Carta bianca da Jürg Erni

Base

Articoli e notizie dalle associazioni musicali

Konferenz Musikhochschulen Schweiz (KMHS) / Conférence des Hautes Ecoles de Musique Suisse (CHEMS)

Consiglio svizzero della musica (SMR) / Conseil Suisse de la Musique (CSM)

Swissmedmusica (SMM) / Associazione Svizzera di Medicina della Musica (SMM)

Società Svizzera di Musicologia (SMG) / Société Suisse de Musicologie (SSM)

Associazione Svizzera dei Musicisti (SMV) / Union Suisse des Artistes Musiciens (USDAM)

Associazione svizzera di pedagogia musicale (SMPV) / Société Suisse de Pédagogie Musicale (SSPM)

SONART - Musicisti Svizzera

Fondazione Concorso svizzero di musica per la gioventù (SJMW)

Cultura di Arosa

SUISA - Società cooperativa di autori ed editori di musica

Associazione Svizzera delle Scuole di Musica (VMS) / Associazione Svizzera delle Scuole di Musica (ASEM)

 

Patrimonio osseo
Puzzle di Pia Schwab

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Emissione dell'ordine per CHF 12.- (+ CHF 2.- di spese di spedizione)

La Fonoteca Nazionale tra passato e futuro

Creata nel 1987 a Lugano, la Fonoteca, oggi integrata alla Biblioteca Nazionale, colleziona, conserva e rende accessibile al pubblico il «patrimonio sonoro svizzero.» Con esso si intende l’insieme delle registrazioni pubbliche e private considerate di valore documentario e identitario per la Confederazione: memoria musicale, ma anche voci, interviste, pubblicità e paesaggi sonori.

I cilindri fonografici di Thomas Edison, brevettati nel 1878, sono i primi supporti a permettere di riprodurre un suono registrato Foto: Fonoteca nazionale

È un gesto noto, ce lo portiamo appresso dall’infanzia e ci resta più o meno attaccato negli anni, a seconda del livello di romanticismo insito in ciascuno e ciascuna. Non capita forse anche a voi, di tanto in tanto, di portarvi all’orecchio una conchiglia, una di quelle che avete sul legno dello scaffale che sopravanza l’allinearsi dei libri? «Senti il mare» ci dicevano da piccoli, perché si sa: le conchiglie hanno la capacità magica di impregnarsi del suono della loro dimora, e conservarlo in perpetuo. Crescendo si impara, se lo si vuole, che fanno solo da cassa di risonanza – minima ed imperfetta – per i rumori esterni, come il suono della nostra stessa circolazione sanguigna che irrora le orecchie. Eppure, il desiderio di credere in quel piccolo mare resta. Sarà che risponde alla grande mania della nostra specie, l’impadronirsi dell’esistente, e in quella che è la sua più impalpabile ed effimera realtà: il mondo dei suoni.

L’udibile, per la natura stessa della sua onda, si disperde e poco a poco svanisce. Lo conoscono bene i musicisti e gli attori, il fantasma della perfezione, la chimera della ripetizione identica di una sequenza di note o parole. Per palliare questa perdita di controllo sul reale, l’umano inventa lo stratagemma della scrittura. Verba volant, scripta manent: un rimedio ingegnoso alla dispersione di energia del mondo dei suoni. La scrittura è un codice che, anziché tentare la conservazione, punta alla ripetibilità del messaggio e del significante, appoggiandosi sulla capacità immaginifica del cervello umano.

Ma cosa ne è del vero suono, del vero oggetto? I castrati della Roma Barocca studiavano innanzi ai muri da eco per avere un riflesso passeggero della loro voce, e solo nel 1857 Éduard Léon Scott de Martinville brevetta il fonoautografo, una specie di oscillometro con cui riesce a trascrivere le vibrazioni del suono su dei vetri anneriti. Trascrivere ma non ancora riprodurre: si deve attendere il 2008 per potere ascoltare i suoi fonoautogrammi - un frammento di Au Clair de la Lune, qualche verso del Tasso e altri piccoli esperimenti. Au Clair de la Lune, alcuni versi del Tasso e altri piccoli esperimenti.

Ma nel 1878, intanto, Edison brevetta il suo fonografo, il quale trasmette le vibrazioni captate da una membrana a un pennino che incide su un cilindro coperto da un foglio di stagnola, e permette anche il percorso inverso di «rileggere» il solco e quindi riascoltare i suoni incisi. Nel 1888 Berliner sposta l’incisione dal cilindro al disco, più facile da riprodurre serialmente per la commercializzazione della musica. Il ventesimo secolo vede poi il passaggio alle registrazioni elettriche su nastro magnetizzato, e infine alle captazioni sonore puramente digitali, al regno dei compact disc e alla finale smaterializzazione del supporto: la musica si sposta nella rete. Dal nostro smartphone oggi possiamo registrare e riprodurre ore di suono e accedere a quasi tutta la musica del mondo online.

Una biblioteca per i suoni

Esistono le biblioteche, per conservare e mettere a disposizione della popolazione i documenti scritti. E i suoni? Una volta riusciti a fissare questi suoni su un supporto, cosa ne è dei supporti e della memoria sonora di una civiltà?

Già a fine ‘800, a pochi anni dall’invenzione di Edison, si registra assiduamente. Alcune istituzioni europee capiscono precocemente l’importanza di conservare, esattamente come si farebbe con lo scritto, questo patrimonio: nascono così nel 1899 il Phonogrammarchiv di Vienna e nel 1900 quello di Berlino. In Svizzera la Biblioteca Nazionale colleziona sin dall’inizio del secolo scorso, tra i documenti cartacei, anche qualche documento sonoro, ma negli anni ‘60 si sente la necessità di creare anche qui un’istituzione specifica che si occupi del mondo dei suoni. Nel 1984 il Comune di Lugano mette a disposizione spazi e fondi perché nel 1987 nasca la fondazione Fonoteca Nazionale Svizzera. Dal 2016 diventa istituzione pubblica, integrata come sezione della Biblioteca Nazionale. Dopo gli esordi allo Studio Foce, nel 2000 la FNS si sposta al Centro San Carlo ed è attualmente in attesa di trasferirsi, nel 2031, alla Città della Musica, progetto avveniristico che la congiunge in un unico polo – gli spazi della RSI di Besso – ad altri partner dell’ambito musicale.

La registrazione si è smaterializzata e si è stabilita nel mondo digitale. Foto: Fonoteca nazionale

Essendone una sezione, il mandato della Fonoteca è derivato dalla Legge federale sulla Biblioteca Nazionale Svizzera: collezionare, inventariare, conservare, rendere accessibile e far conoscere il patrimonio sonoro svizzero. Questo è definito e si costituisce come una serie di documenti chiamati Helvetica che implicano una relazione con il Paese e vengono acquisiti, documentati e catalogati in cinque settori, di cui quattro musicali – classica, jazz, rock&pop, folk – e un quinto che racchiude tutto ciò che musica non è: parole e voci, audiolibri, pièces teatrali, interviste, ma anche suoni della natura e paesaggi sonori.

«I nostri documenti più antichi sono dei cilindri di cera – musica classica e operette – provenienti dalla collezione di una persona di Chiasso,» ci spiega Günther Giovannoni, direttore della Fonoteca dal 2019. «Per quanto riguarda la musica, in Svizzera non esiste come in altri paesi l’obbligo di depositare una copia in Fonoteca, quindi in questi 40 anni abbiamo dovuto, grazie anche al supporto della Suisa, delle società di gestione dei diritti musicali e a collaborazioni con la radio ed altri partner, recuperare il terreno perso durante tutti questi anni. Per quanto riguarda lo streaming, il Parlamento Federale ha approvato una legge sul deposito legale digitale a partire dal 2027. Una mole di materiale gigantesca che implica la necessità di scegliere: non siamo obbligati ad avere tutto, ma solo quello che si ritiene importante. È un lavoro delicato che fanno i responsabili dei diversi settori.»

Il patrimonio culturale sonoro di un paese

Ci si potrebbe chiedere cosa ci sia di importante da conservare nel chiasso, spesso molto commerciale, che ci assale durante una piccola scrollata sui socials. «Non è nostro compito giudicare,» interrompe Giovannoni. «Il valore commerciale o artistico non sono i nostri soli criteri di scelta: abbiamo ad esempio una sezione dedicata alle pubblicità, che secondo alcuni parametri possono essere meno ricche o formative, ma sono importantissime storicamente e sociologicamente, e lo sono ancora di più per gli addetti ai lavori. La vera questione è la sostenibilità: ha senso conservare così tanto materiale? Quali sono i costi, ambientali e finanziari? Le nostre linee guida ci autorizzano a non prendere tutto per non intasarci. Una cernita, ad esempio, viene fatta anche sulle nuove produzioni artistiche, che lasciamo decantare per un po’ prima di annetterle ai nostri fondi.»

Una mole di materiale in crescita esponenziale che implica la necessità di scegliere: «non siamo obbligati ad avere tutto, ma solo quello che si ritiene importante.»
Foto: Fonoteca Nazionale

Ciò implica una chiara visione di cosa sia il concetto del patrimonio sonoro di un Paese. «É, in parte, la nostra memoria sonora a costituirci,» spiega Giovannoni. «La Svizzera è piccola ma molto diversificata per lingua, cultura e sfaccettature. Il lavoro dell’archivista è quello di conservare la memoria, perché essa ci caratterizza. Abbiamo un compito di tutela volto al futuro: conservare al meglio questo patrimonio sonoro per le prossime generazioni.»

Interessantissimo in questo senso il settore del parlato e dei suoni, che è forse il più ricco della Fonoteca. Se c’è stata l’esplicita intenzione di documentare le campane di un gran numero di chiese della Confederazione, i paesaggi sonori a volte sono l’effetto secondario di altre registrazioni, fatte in luogo pubblico, che ci permettono la cronaca di un certo spazio - un mercato di paese, una piazza cittadina - a distanza di decenni. «I suoni cambiano, come il nostro quotidiano,» spiega Giovannoni: «prendete lo scricchiolio di un ghiacciaio, come sta mutando negli anni e il fatto che tra poco non esisterà più. Oppure, più prosaicamente, il Comune di Lugano ha depositato tutte le registrazioni del consiglio comunale degli ultimi 60 anni: si può seguire l’evoluzione del discorso politico sotto l’aspetto linguistico, sociologico...»

Tra i documenti musicali, alcuni ci guidano attraverso la storia del Paese, come il fondo Hanny Christen: «cinquanta nastri magnetici scoperti per caso all’inizio degli anni ‘90 che hanno salvato una parte della «vecchia e pura» musica tradizionale svizzera, e ne hanno rivoluzionato la nostra visione,» ci spiega Andrea Sassen, responsabile della sezione folk. «Oppure pensate al fondo K-Sound di Kiko Berta, che ha registrato alcuni degli album più importanti degli anni ‘90 e contiene perle mai stampate a livello commerciale,» aggiunge Yari Copt, responsabile della sezione rock.

«Ma è interessante anche guardare al presente,» continua: «oggi esiste una generazione di artisti svizzeri che lavora con una visione chiara e con una grande qualità produttiva. Questo, dal punto di vista di chi lavora con la memoria musicale, è un segnale fortissimo. Il ruolo della Fonoteca è fondamentale non solo come archivio del passato, ma come luogo vivo che documenta il presente e costruisce il patrimonio sonoro di domani. Preservare oggi queste produzioni significa permettere di raccontare con precisione cosa stava succedendo nella musica svizzera in questo momento storico.»

Sguardo rivolto al futuro

Preservare, ma anche, straordinariamente, creare, come a voler portare lo sguardo verso quello che conta immortalare per il futuro: sul canale Youtube della Fonoteca, Bruno Spoerri festeggia i suoi 90 anni deliziando il pubblico con un live-streaming meraviglioso e magistralmente registrato allo Studio Lemura dai microfoni di Lara Persia. «È il primo di una serie di concerti che abbiamo commissionato grazie a una donazione eccezionale,» spiega Giovannoni. «Un po’ di vetrina: valorizziamo i nostri archivi creando contenuti con chi, il patrimonio sonoro svizzero, ha contribuito a farlo. Un omaggio a queste persone che hanno dato tanto.»

Anche qui, di nuovo, torna il concetto di lascito, di visione rivolta al futuro. E ciò ci riporta alla sfida tecnica dei supporti, tema centrale nel ruolo di conservazione che ha la Fonoteca. «Siamo legati strettamente alla tecnologia,» racconta Giovannoni. «In primo luogo per la longevità dei supporti: alcuni, come i dischi di gommalacca o di vinile, sono resistenti e tra un secolo li ascolteremo ancora se sono conservati in maniera professionale. Altri no: i nastri magnetici lentamente perdono informazioni, i CDR che si potevano «bruciare» in casa hanno in media una speranza di vita di cinque anni circa. Lo stesso discorso vale per gli apparecchi di riproduzione, che hanno la loro obsolescenza e la loro traiettoria storica.

Un esempio sono le cassette Dat della Sony, prodotte per 20 anni fino al 2007 quando la casa madre ha smesso, senza però cedere le autorizzazioni. Oggi abbiamo ancora una scorta di testine di lettura, ma finirà, e allora avremo un grave problema. Tutto ciò per noi implica delle priorità riguardo alla digitalizzazione e alla conservazione. E una sfida tecnologica continua per conservare e rendere fruibile questo materiale: vogliamo essere un luogo in cui si creano stimoli e occasioni per utenti e pubblico per scoprire del nuovo.»

Visual Audio è un programma faro della Fonoteca: un sistema di digitalizzazione che permette di salvaguardare il contenuto audio di un disco rotto attraverso una fotografia analogica e una scansione dell’immagine Foto: Fonoteca Nazionale

Questa volontà si esplicita in progetti tecnologici avveniristici, come le ricerche per continuare a leggere i Dat, ad esempio, o programmi faro come Visual Audio, un sistema di digitalizzazione che permette di salvaguardare il contenuto audio di un disco rotto attraverso una fotografia analogica e una scansione dell’immagine.

Ma anche un discorso educativo mainstream rivolto a ogni pubblico che si concretizza in visite guidate, workshop, conferenze e inviti alle scuole. Importantissima in questo senso è la sensibilizzazione all’ascolto ed al suono che la Fonoteca rivolge ai più giovani.«I giovani ascoltano musica, ma spesso la fonte è il cellulare, con una qualità drammaticamente bassa,» lamenta Giovannoni. «Serve educarli ad un ascolto consapevole, e ciò è fondamentale anche riguardo ai potenziali danni da esposizione. Bisogna portare la loro attenzione sul fatto che la qualità sonora della musica è un fattore importante per l’ascolto, e che il momento, il mezzo e il formato con cui si fruisce possono cambiare la nostra percezione. I ragazzi a volte non sanno nemmeno che ci sono altri mezzi per ascoltare musica diversi dal loro cellulare e non si rendono conto delle differenze di qualità. Bisogna semplicemente educarli, e ciò è possibile, mostrando i progressi tecnici e le differenze tra le qualità sonore che si incontrano percorrendo la storia dei supporti.»

Perché la musica svizzera dice no all'iniziativa di dimezzamento della SSR

Il 25 gennaio il Festival del Cinema di Soletta, il più importante punto d'incontro del cinema svizzero, non si è limitato al cinema. I rappresentanti dell'intera scena culturale - dal cinema alla musica alle arti dello spettacolo - si sono riuniti davanti ai media per lanciare un chiaro segnale: No all'iniziativa di dimezzamento della SSR «200 franchi sono sufficienti».

Questa votazione è di importanza fondamentale per la musica. La SRG non è solo un altro fornitore di media, ma la più importante piattaforma mediatica per la musica svizzera, sia per i professionisti che per l'ampia scena amatoriale ed emergente.

La musica arriva in Svizzera - via SRG

La musica fa parte della vita quotidiana in Svizzera. Circa il 20% della popolazione canta, un altro 20% suona uno strumento e quasi il 15% balla regolarmente. E quasi tutti ascoltano musica. Il fattore decisivo è il canale: Oltre l'80% della popolazione consuma musica attraverso la radio e la televisione.

È proprio qui che entra in gioco la SRG. Trasmette ogni anno oltre 42.000 ore di musica svizzera, produce circa 1.000 ore di musica dal vivo e, con una quota media di musica svizzera di circa il 40%, raggiunge un pubblico che nessun fornitore privato o piattaforma di streaming può raggiungere nella stessa misura.

Questa presenza non è una coincidenza, ma un mandato di politica culturale - ed è la base per la visibilità, il reddito e la promozione di giovani talenti.

La visibilità determina la prossima generazione

Yvonne Glur, co-responsabile del dipartimento di musica amatoriale presso l'Università di Parigi. Consiglio svizzero della musica e Presidente di accordeon.ch, La visibilità è fondamentale per la prossima generazione di musicisti amatoriali. I giovani si impegnano quando sperimentano che le loro capacità e la loro passione sono riconosciute, valorizzate e mostrate«.»

Che si tratti di musica per ottoni, cori, musica popolare, jazz o formati contemporanei: Molti ensemble e club esistono al di fuori di una logica commerciale. Senza un palcoscenico nazionale, scompaiono rapidamente dagli occhi del pubblico - e quindi dalla vita culturale quotidiana.

La diversità ha bisogno di infrastrutture

L'iniziativa del dimezzamento priverebbe la SRG di gran parte delle sue risorse finanziarie. Le conseguenze sarebbero prevedibili: meno produzioni interne, meno trasmissioni, meno servizi. Aumenterebbero i contenuti internazionali favorevoli, mentre la musica svizzera e i formati regionali verrebbero compressi.

Marc Trauffer, cantante e produttore pop dialettale, avverte: «Abbiamo urgentemente bisogno di una SSR forte. Il grande intrattenimento televisivo non può essere finanziato nel settore dei media privati in quattro lingue - e questo è proprio ciò che contribuisce alla diversità del nostro Paese.»

Ciò che vale per gli spettacoli e le serie vale anche per i formati musicali: i contenuti svizzeri sono complessi, radicati a livello regionale e raramente adatti alle masse in senso puramente commerciale. Proprio per questo è necessaria una forte infrastruttura pubblica.

Più della musica: la cultura come forza unificante

La conferenza sui media di Soletta ha chiarito che la SRG non è centrale solo per la musica, ma per la cultura nel suo complesso. Film, serie, registrazioni di concerti, archivi, giornalismo culturale e piattaforme digitali come Play Suisse creano una sfera pubblica condivisa, al di là delle barriere linguistiche.

Se questa infrastruttura si indebolisce, la Svizzera perderà parte del suo centro culturale. Le regioni, le comunità linguistiche più piccole e i formati di nicchia sarebbero particolarmente colpiti.

Un "no" congiunto da parte del settore culturale

La scena culturale è d'accordo: riforme, critiche e ulteriori sviluppi fanno parte del processo. Ma il dimezzamento non è un'ottimizzazione. È un taglio netto, con conseguenze per i posti di lavoro, i giovani talenti, la diversità e la coesione culturale.

Ecco perché i musicisti si uniscono a cineasti, autori, attori e associazioni culturali per dire: No all'iniziativa di dimezzamento della SSR. No allo smantellamento del palcoscenico mediatico.

Video con Patti Basler

 

Cosa succede quando si ascolta Mani Matter di nuovo - politicamente esagerato e di grande attualità? Satirico e cabarettista Patti Basler ha scritto un proprio testo contro l'iniziativa di dimezzamento della SSR al ritmo di «I han es Zündhölzli azündt».

Con umorismo e acutezza, va al cuore della questione: cultura, atteggiamento e non fare le cose a metà.

La scuola svizzera di liuteria stupisce a Parigi

La viola di Laura Gartmann e Thibault Jaberg ha vinto un premio al Concours international de lutherie 2026.

Da sinistra: Raphael Pidoux (presidente della giuria), Thibault Jaberg e Laura Gartmann e gli studenti dell'Ecole nationale de Lutherie di Mirecourt. Foto: Scuola svizzera di liuteria

Dopo le partecipazioni di successo del 2022 e del 2024, il Brienz  Scuola svizzera di liuteria anche alla terza edizione di quest'anno Concorso internazionale di liuteria dal 14 al 18 gennaio a Parigi. Laura Gartmann e Thibault Jaberg, apprendisti al quarto anno, hanno costruito la viola premiata nella categoria «Talents de demain». È stata premiata con una medaglia di bronzo e con il premio speciale della giuria «Coup de Cœur» per l'eccezionale abilità artigianale. Il primo e il secondo posto del concorso sono andati al francese Scuola nazionale di liuteria a Mirecourt.

Il Concours international de lutherie è uno dei concorsi più prestigiosi della liuteria internazionale. Nella categoria «Talents de demain», i liutai in formazione sono giudicati secondo i più severi criteri di artigianalità, design e suono. Secondo la scuola svizzera di liuteria, ricevere il premio speciale della giuria sottolinea l'alta qualità e l'indipendenza della formazione in un confronto internazionale, conferma l'approccio sostenibile della scuola e rafforza la sua visibilità internazionale.

All'edizione di quest'anno hanno partecipato nove scuole con 15 strumenti. Una giuria internazionale di esperti ha giudicato un totale di 75 viole provenienti da 22 Paesi nelle due categorie «Talents d'aujourd'hui» e «Talents de demain».

«Forêt d'altos»: tutti gli strumenti presentati e valutati nelle due categorie di concorso «Talents d'aujourd'hui» e «Talents de demain». Foto: Scuola svizzera di liuteria

Pratica vitale dello shakuhachi in Svizzera

Nel 2025 la Società Svizzera di Shakuhachi ha festeggiato il suo ventesimo anniversario. Attraverso diversi workshop ed eventi, i membri e gli interessati hanno potuto conoscere e approfondire i molteplici aspetti della musica suonata con il flauto giapponese di bambù.

Workshop con Yokota Sensei a Kriens, giugno 2024. Foto: Associazione Svizzera di Shakuhachi

Il Associazione Shakuhachi Svizzera È aperta a tutti i suonatori di shakuhachi della Svizzera, indipendentemente dalla tradizione a cui appartengono. È una sezione della Zenkoku Chikuyusha, la più grande associazione di shakuhachi del Giappone, con la quale l'associazione intrattiene stretti rapporti.

Il fondatore della Shakuhachi-Gesellschaft Schweiz (Associazione svizzera dello shakuhachi) è Andreas Fuyû Gutzwiller. Dopo aver studiato shakuhachi con Araki Kodô V e Kawase Junsuke III alla Wesleyan University e in Giappone, nel 1976 ha ottenuto la licenza di insegnante per tramandare la tradizione di Kawase Junsuke III. Nel 1980 ha iniziato a insegnare musica shakuhachi all'Accademia di musica di Basilea. Cinque dei suoi allievi hanno ottenuto la licenza della Zenkoku Chikuyusha di Tokyo. Si tratta di: Ueli Fuyûru Derendinger, Jürg Fuyûzui Zurmühle, Wolfgang Fuyûgen Hessler, Andrea Fuyûan Hofer e Ursula fuyûzi Schmidiger. In questo modo, oltre che a Basilea, l'insegnamento dello shakuhachi ha avuto inizio anche a Zurigo, Lucerna e Berna.

Nel frattempo, ci sono due giocatrici della terza generazione che hanno ottenuto la licenza della Zenkoku Chikuyusha di Tokyo: Maria Rosaria Marigen Visco, allieva di Wolfgang Fuyûgen Hessler, e Isabel Unjakuryûgen Lerchmüller, allieva di Ueli Fuyûru Derendinger. La tradizione continua così nella generazione successiva.

La vita associativa dei Chikuyusha comprende diverse attività. Eventi e attività come Fukizome, il primo incontro musicale collettivo del nuovo anno, il concerto annuale degli insegnanti, le regolari sessioni musicali collettive e Robuki.

La pratica dello shakuhachi continua e la Società Svizzera di Shakuhachi guarda con entusiasmo ai prossimi vent'anni.

 

La prima musica natalizia di Theodor Fröhlich

Dalla sua prima esecuzione, avvenuta quando il compositore argoviese era ancora in vita, la prima delle sue «Cantate natalizie» era rimasta negli archivi. Sotto la direzione di Luiz Alves da Silva, ha ora vissuto la sua seconda esecuzione, in una versione ampliata.

Immagine: zVg/froehlich-gesellschaft.com

Il romantico Friedrich Theodor Fröhlich (1803–1836) è anche conosciuto come lo «Schubert svizzero». Come lui, preferiva le canzoni per pianoforte, tra cui anche lunghi cicli di canzoni, brani virtuosistici per pianoforte e musica da camera. Il grande talento musicale di questo figlio di insegnanti nato a Brugg fu riconosciuto e incoraggiato fin da subito. Grazie a una borsa di studio del Cantone di Argovia poté studiare musica a Berlino.

La vivace scena musicale locale ispirò lo svizzero. Nel 1829 assistette all'esecuzione della Passione secondo Matteo di Bach da parte del ventenne Mendelssohn Bartholdy con la Singakademie di Berlino. Tuttavia, non riuscì ad affermarsi come compositore nella grande città e tornò a casa piuttosto frustrato.

Fröhlich dovette interrompere il suo primo soggiorno a Berlino (1823/24), all'epoca ancora studente di giurisprudenza, a causa di una malattia. Nel 1825, quando scrisse questa Cantata natalizia, come lui stesso la definiva, la compose e probabilmente la eseguì anche lì. L'esecuzione del 29 novembre 2025 con Luis Alves da Silva e il suo ensemble vocale Ton an Ton è quindi la seconda, dopo esattamente 200 anni. Da Silva ha scoperto la cantata nell'eredità di Fröhlich, conservata nella biblioteca universitaria di Basilea.

Più semplice, meno esaltante ma comunque sofisticato

L'originale di questo Cantata di Natale è troppo breve per uno spettacolo serale. Così da Silva non solo ha trasferito la partitura sul computer, ma l'ha anche integrata con altri sei brani composti da Fröhlich. Si tratta di due canzoni natalizie per pianoforte, il terzetto I tre Re Magi e due brani corali tratti dalla successiva opera di Fröhlich Cantata di Natale del 1830.

Questa seconda cantata fu eseguita nel 2023 nella chiesa di Brugg. Michael Kreis la interpretò con l'ensemble vocale Cantemus. Rispetto alla precedente, riscoperta di recente, non solo è notevolmente più ampia, ma è anche una curiosità dal punto di vista formale. (Nota della redazione: vedi Recensione SMZ 12/2021, pag. 22). Inoltre, è insolitamente drammatica per una cantata natalizia.

La cantata precedente è più semplice e meno esaltante nella sua composizione. Si riconosce già la fantasia effervescente del ventitreenne, la sua profonda musicalità e la predilezione per la fuga. Le esigenze del coro sono elevate. L'ensemble vocale Ton an Ton è riuscito a padroneggiare con sicurezza l'intonazione dei registri estremamente ampi a Windisch. E ha saputo trasmettere in modo accattivante il carattere gioioso di questa musica.

Linguaggio antiquato, musica allegra

Particolarmente degno di nota nelle opere corali di Fröhlich è l'accompagnamento al pianoforte. Questa parte è sempre tecnicamente impegnativa e richiede grande virtuosismo: Fröhlich era infatti anche un pianista brillante. Nel concerto a Windisch, il pianista Daniel Schnurrenberger ha accompagnato con grande dedizione, maestria tecnica ed espressività.

Da Silva ha affidato le tre parti solistiche a voci maschili, mentre la parte più acuta è stata cantata dall'altus Jonathan Kionke. Ciò è risultato particolarmente evidente nel terzetto inserito. I tre Re Magi (n. 4) su un testo umoristico di Johann Wolfgang von Goethe. I tre cantanti – oltre a Kionke anche il tenore Rafael Oliveira e il baritono basso Guilherme Roberto – hanno interpretato questi re «ipocriti» con un affascinante ammiccamento.

Il testo di Goethe spiccava anche perché il testo originale della cantata era stato scritto dal fratello di Fröhlich, Abraham Emanuel (1796-1865), teologo e filologo classico. Quando a lui, spirito libero e ribelle, fu negato il ministero pastorale a Brugg, accettò un incarico di insegnante alla scuola cantonale di Aarau. Scrisse molte poesie, soprattutto patriottiche, ma anche favole molto caustiche. Anche in questa cantata il suo stile appare piuttosto antiquato. Ciò non ha tuttavia compromesso la gioiosa musica natalizia di Theodor Fröhlich, che ha entusiasmato il pubblico.

Nuovi docenti di percussioni a Lucerna

Dal semestre autunnale 2025, Iwan Jenny e Daniel Higler insegnano percussioni con specializzazione in orchestra presso l'Università di Lucerna - Musica.

Iwan Jenny (a sinistra) e Daniel Higler. Foto: zVg/HSLU – Musica

L'Università di Lucerna scrive sui nuovi docenti:

Iwan Jenny, nato nel 1979 a Escholzmatt-Marbach (LU), è un batterista dai molteplici interessi. Oltre al suo impiego nell'orchestra, svolge un'intensa attività concertistica come freelance in diverse formazioni. Ha studiato alla Scuola universitaria professionale di Lucerna – Musica con Erwin Bucher. Ha concluso entrambi i corsi di laurea magistrale in Pedagogia musicale e Orchestra con il massimo dei voti. Ha poi proseguito gli studi di percussioni con Franz Lang alla Scuola statale di musica di Trossingen in Germania. Grazie alla vittoria assoluta al Concorso svizzero di percussioni 2002, ha ottenuto una borsa di studio per un soggiorno di studio al Drummers Collective di New York. Dal 2008 al 2012 Iwan Jenny è stato percussionista nel Musikkollegium Winterthur, dal 2012 è timpanista solista nell'Orchestra Sinfonica di Lucerna. È inoltre membro fisso della Swiss National Orchestra, della 21st Century Orchestra e dello Swiss Brass Consort e suona come ospite in diverse orchestre barocche svizzere. Iwan Jenny è stato più volte premiato in concorsi (tra cui la Fondazione Friedl Wald di Basilea e la Fondazione culturale Axelle e Max Koch di Lucerna).

Daniel Higler, nato nel 1992 a Villingen-Schwenningen, è un percussionista e timpanista che si esibisce sia nelle sale da concerto classiche che sui palchi dei concerti. Dopo la laurea triennale presso l'Università statale di musica e arti performative di Stoccarda e la laurea magistrale presso l'Università statale di musica di Trossingen, si è specializzato nella musica orchestrale. Ha maturato le sue prime esperienze importanti in accademie e stage presso orchestre come la SWR Symphonieorchester e la Stuttgarter Philharmoniker. Sono seguiti ingaggi, tra l'altro, presso la Frankfurter Opern- und Museumsorchester. Dal 2023 Daniel Higler è timpanista solista e percussionista presso la Theater Orchester Biel Solothurn. Oltre alla sua attività nell'orchestra, coltiva un ampio repertorio stilistico: ha suonato come solista con la Junge Deutsche Philharmonie e ha eseguito in prima assoluta opere contemporanee insieme al SWR Vokalensemble. Daniel Higler è stato attivo anche al di fuori del repertorio classico, ad esempio come batterista in tournée con il cantautore Konstantin Wecker.

Lettera aperta in vista della votazione sull'iniziativa «Halbierungsinitiative» nel marzo 2026

130 persone, in particolare provenienti dal settore musicale, hanno firmato una lettera aperta in vista della votazione sull'iniziativa «Halbierungsinitiative» (iniziativa per il dimezzamento) nel marzo 2026.

Zurigo, dicembre 2025

Gentili musicisti, operatori culturali, utenti delle offerte della SRG
Gentile signora Susanne Wille

Nel marzo 2026 voteremo sull'iniziativa per il dimezzamento. Non è mai troppo presto per prendere posizione e difenderci da questo attacco alla nostra emittente pubblica. La SSR si impegna, tra l'altro, a fornire informazioni indipendenti, a rappresentare la diversità culturale del nostro Paese, a gettare ponti tra la scienza e l'opinione pubblica e a dare voce alle minoranze. Adempie al suo compito in tutte le regioni e in tutte le lingue nazionali. Nell'adempimento del suo mandato, è indispensabile per il nostro Paese al fine di mantenere condizioni democratiche e rafforzare il senso di appartenenza. Nessuna emittente privata orientata al commercio e guidata da interessi particolari può adempiere, nemmeno in minima parte, ai compiti sopra menzionati. Siamo chiamati, nei prossimi tempi, a manifestare la nostra solidarietà alla SRG in occasione di colloqui ed eventuali apparizioni pubbliche e a garantire il rifiuto dell'iniziativa citata.

Questo impegno è vincolante, nonostante sia necessario protestare con forza contro le misure decise negli ultimi mesi dai vertici della SRG. La strategia dei populisti di destra, che mira a minare le condizioni democratiche, comprende tra l'altro attacchi ai media indipendenti e alla libertà delle scienze e delle arti. La cancellazione di programmi, ad esempio nei settori della letteratura e della scienza e, più recentemente, della musica – «Musik unserer Zeit» – rappresenta un'anticipazione delle tendenze di estrema destra citate e un allontanamento dai punti centrali che figurano nel capitolato d'oneri del servizio pubblico.

Le grandi associazioni culturali svizzere hanno finora evitato di prendere posizione pubblicamente su questi tagli, probabilmente con l'intento di non indebolire la campagna referendaria contro l'iniziativa di dimezzamento con critiche alla SSR. Tuttavia, alla luce della situazione attuale e degli sviluppi futuri, è necessario impegnarsi con determinazione a favore di un finanziamento adeguato della SSR e criticare le decisioni dei vertici aziendali. La SSR merita il nostro sostegno per le sue caratteristiche uniche. La sua attuale strategia di adeguamento alle esigenze del mercato significa ignorare il mandato che giustifica un finanziamento pubblico adeguato. Come strategia della direzione nella campagna referendaria, invece di eliminare trasmissioni come «Wissenschaftsmagazin» e «Musik unserer Zeit», sarebbe opportuno proseguire con determinazione il dialogo tra scienza e società e curare con attenzione un lavoro giornalistico approfondito nel settore culturale.

Le ricerche di mercato potrebbero considerare gli ascoltatori delle rubriche musicali e letterarie di Espace deux come una quantità trascurabile, così come i fan accaniti del «Klassik-telefon» o il fedele pubblico di «Echo der Zeit», per restare nell'ambito delle trasmissioni radiofoniche. In vista della prossima votazione, non va dimenticato che questo pubblico affezionato è pronto a mobilitarsi a favore della SSR.

La SRG deve puntare sulla resistenza anziché sull'adeguamento, sulla sua unicità, se non vuole scavarsi la fossa da sola. Deve ricordarsi con urgenza quali sono gli ambiti fondamentali del suo mandato che deve proteggere e chi sono i suoi compagni di lotta nella società civile, i suoi alleati nella battaglia contro l'iniziativa che ne dimezza il mandato.

I firmatari in ordine alfabetico

Heinrich Aerni, Ingrid Alexandre, Dieter Ammann

Ulrike Andersen, Monika Baer, Nik Bärtsch

Werner Bärtschi, André Baltensperger, Philip Bartels

Felix Baumann, Peter Baur, André Bellmont

Elisabeth Berger, Marino Bernasconi, Ramon Bischoff

William Blank, Dominik Blum, Bettina Boller

Hugo Bollschweiler, Thüring Bräm, Esther de Bros

Albin Brun, Catriona Bühler, Christiane Bult

Peggy Chew, Jessie Cox, Flurin Cuonz

Reto Cuonz, Therese Cuonz-Räz, Jürg Dähler

Claudio Danuser, Daniela Dolci, Mariana Doughty

Alfred Felder, Adrian Frey, Daniel Fueter

Thomas Gartmann, Bettina Ginsberg, Roger Girod

Katharina Gohl, Anna-Katharina Graf, Kathrin Graf

Ivo Haag, Jonas C. Haefeli, Viviane Hasler

Edu Haubensak, Doris Hauser, Fritz Hauser

Ruedi Häusermann, Hanna Helfenstein, Horst Hildebrandt

Christian Hilz, Jeannine Hirzel, Beat Hofstetter

Christoph Homberger, Raphael Immoos, Markus Jans

Mischa Kaeser, Eriko Kagawa, Vera Kappeler

Christoph Keller, Max E. Keller, Simone Keller

Burkhard Kinzler, Michael Kleiser, Christian Kobi

Canan Kocaay, Tamriko Kordzaia, Niklaus Kost

Herbert Kramis, Hanspeter Kriesi, Anne-May Krüger

Jojo Kunz, Annette Labusch, Matías Lanz

Leslie Leon, Heinrich Mätzener, Delia Mayer

Thomas Meyer, Roland Moser, Moritz Müllenbach

Marie-Louise Müller Choquard, Martin Neukom, Lucas Niggli

Anne-Catherine de Perrot, Stefka Perifanova, Peter Reidemeister

Felix Renggli, Nicola Romanò, Petra Ronner

Michel Roth, Johannes Rühl, Bettina Ruf

Edward Rushton, Nina Sahdeva, Claudine Saner

Urs Saner, Evangelos Sarafianos, Tobias Schabenberger

Sir András Schiff, Isabelle Schnöller, Oliver Schnyder

Muriel Schwarz, Meinrad Schweizer, Yuuko Shiokawa

Peter Siegwart, Rahel Sohn, Peter R. Solomon

Bruno Spoerri, Eleonor Stähli, Jacques Stähli

Urs Stäuble, Egidius Streiff, Monica Thommy

Germán Toro Pérez, Balz Trümpy, Saadet Türköz

Nina Ulli, Christoph Ullmann, Petra Vahle

Katharina Weber, Urs Weibel, Andreas Werner

Peter Wettstein, Maki Wiederkehr, Helena Winkelman

René Wohlhauser, Maria Wolff, Alfred Zimmerlin, Samuel Zünd

 

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PS

«Se 100 000 persone vogliono ascoltare James Last e una sola persona vuole ascoltare Anton Webern, non è necessario trasmettere 100 000 ore di James Last e un'ora di Webern, ma un'ora di James Last e un'ora di Anton Webern. Poiché tutte e 100.000 possono ascoltare contemporaneamente, tutti i 100.000 fan di Last ottengono ciò che desiderano, così come il fan di Webern. Questa è democrazia».»

Urs Frauchiger (1936–2023)
Violoncellista e autore, dal 1970 al 1977 ha diretto il dipartimento musicale dello Studio Bern della Radio Svizzera Tedesca; dal 1992 al 1997 ha guidato la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia.

 

Immagine: SMZ

Lo jodel è patrimonio culturale immateriale dell'Unesco

L'Unesco ha inserito lo jodel, canto emblematico della Svizzera profondamente radicato nella popolazione, nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Lo jodel comprende una grande varietà di forme espressive artistiche. Foto: BAK/Dossier Unesco

L'Ufficio federale della cultura scrive:

«Durante la sua ventesima riunione a Nuova Delhi (India), il Comitato intergovernativo dell'UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale ha inserito lo jodel nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Nella sua decisione, l'UNESCO sottolinea la qualità del dossier presentato e il solido processo partecipativo che ha portato alla candidatura.

Come tecnica vocale caratteristica, lo jodel alterna la voce di petto e quella di testa e utilizza sillabe prive di significato, spesso legate ai dialetti locali. Si distingue tra lo jodel naturale, composto da melodie senza testo, e il canto jodel, che combina strofe e ritornelli jodelati e spesso tratta temi legati alla natura e alla vita quotidiana. Da solista, in piccoli gruppi o in cori, a volte accompagnato da strumenti come la fisarmonica, lo jodel si distingue per il suo suono ricco e la sua presenza a concerti, feste e concorsi, spesso associati all'uso di costumi regionali.

Lo jodel è estremamente popolare e viene tramandato nelle famiglie, nelle associazioni, nelle scuole di musica o semplicemente tra cantanti. Oltre 12 000 jodler sono membri di uno dei 711 gruppi dell'Associazione federale degli jodler, ma questa pratica è coltivata anche al di fuori delle associazioni e dei cori. Anche gli artisti contemporanei ne traggono ispirazione, a conferma della vivacità di una tradizione in continua evoluzione.

La candidatura, presentata nel marzo 2024, è stata coordinata dall'Ufficio federale della cultura (UFC) con il coinvolgimento di esperti di jodel e di organizzazioni competenti (vedi elenco sotto). Questo processo collaborativo ha permesso di identificare le sfide decisive per la trasmissione dello jodel alle generazioni future: promozione delle nuove leve, coordinamento nazionale, formazione, documentazione e ricerca. A tal fine sono state definite misure comuni, tra cui il rafforzamento della collaborazione, lo sviluppo di nuove offerte di formazione e perfezionamento, la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e il sostegno ai praticanti.»

Organizzazioni partner

Link al comunicato stampa dell'Ufficio federale della cultura

Giesser a tasti dissonanti e paesaggi sonori per Solvejg

La musica incidentale di Edvard Grieg per il "Peer Gynt" è più conosciuta dell'opera teatrale di Henrik Ibsen. L'orchestra TriRhenum di Basilea l'ha eseguita in alternanza con "Rounds" di Lukas Langlotz, che ripercorre anche il "Faust nordico".

L'ambiziosa orchestra amatoriale TriRhenum suona sotto la direzione di Julian Gibbons dal 1999. Foto: Johann Frick

Il Orchestra Sinfonica TriRhenum si distingue nel panorama musicale di Basilea con i suoi programmi spesso originali di opere raramente eseguite e commissioni a compositori basilesi. Oppure attraverso formati speciali di concerti come La Notte dei Proms di Basilea. L'ambiziosa orchestra amatoriale, composta da membri provenienti dalla Svizzera nordoccidentale e dal Baden meridionale, è stata fondata nel 1999 dal direttore e suonatore di corno di origine inglese Julian Gibbons, che la dirige tuttora. Ogni anno vengono sviluppati due programmi di concerti. Il più recente, eseguito nella chiesa di San Martino a Basilea (con replica a Reinach BL), è stato dedicato al tema del "Peer Gynt". Il programma comprendeva non solo estratti dalla musica incidentale op. 23 e dalle due suite orchestrali op. 46 e op. 55 di Grieg, ma anche una prima mondiale del compositore Lukas Langlotz, nato nel 1971: Giri. Quattro tableaux per "Peer Gynt".. Langlotz non è nuovo a Basilea, poiché insegna composizione, teoria musicale, educazione auditiva e partitura all'Accademia di Musica. Ha studiato, tra gli altri, con Rudolf Kelterborn e Betsy Jolas. Le sue opere hanno spesso uno sfondo religioso o fanno riferimento alla musica storica.

La drammaturgia del concerto segue il dramma

La decisione di eseguire le opere di Grieg e Langlotz intrecciate tra loro, anziché una dopo l'altra, si è rivelata molto azzeccata. Il narratore Dominique Gisler ha approfondito la comprensione con citazioni dal dramma. La serata è stata un'ottima motivazione per affrontare l'opera di Ibsen sulla ricerca e la scoperta dell'identità del suo eroe. Peer Gynt, viaggiatore tra sogno e realtà, tra il mondo degli spiriti della montagna e il mondo del XIX secolo, è in realtà una persona assolutamente antipatica, priva di empatia, di rispetto per le donne, ma con fantasie megalomani di dominio del mondo. Diventato ricco come mercante e schiavista in Africa, mente a se stesso sulla sua inutile vita. Derubato di tutte le sue ricchezze, torna in Norvegia da vecchio. Il "lanciatore di bottoni", un angelo della morte o un messaggero del diavolo, gli predice la sua fine, ma viene salvato da Solvejg, che lo ha aspettato in una capanna per tutta la vita e lo ama. Spesso viene interpretata come la personificazione dell'anima di Peer.

L'opera di Ibsen, talvolta definita il "Faust nordico", si basa sulle fiabe, ma è anche un'amara satira del suo tempo. La musica lirica e folkloristica di Grieg, che non si identificava affatto con il personaggio di Peer Gynt, non si adatta particolarmente al dramma, ma è molto apprezzata dal pubblico dei concerti. Per un'orchestra amatoriale come la TriRhenum Symphony Orchestra, ovviamente ben preparata da Julian Gibbons, è molto grata. Abbiamo ascoltato alcune eccezionali performance solistiche (viola, oboe, flauto, clarinetto) e una sezione di archi molto omogenea. I problemi di intonazione dei fiati non erano troppo evidenti.

La "musica teatrale" di Langlotz

L'orchestra ha padroneggiato bene anche il nuovo lavoro di Lukas Langlotz - nelle parole del compositore "musica teatrale senza palcoscenico". Girotondo non prevede tecniche esecutive inusuali, ma è certamente musica contemporanea, anche se non nella sua forma più avanguardistica. La prima parte, che caratterizza Peer, potrebbe forse essere stata scritta anche dal compianto Penderecki; il secondo movimento, uno scherzo in forma di rondò, che ritrae sia il mondo dei troll sia l'atmosfera del manicomio del Cairo, si inserisce nella tradizione degli scherzi di Mahler o di Shostakovich, ma senza possedere il loro mordente e il loro umorismo truce. La musica "Knopfgiesser" della terza parte - a volte molto dissonante - è ossessionante, e la sezione finale, dedicata a Solvejg, contiene bellissimi paesaggi sonori da cui l'inno di Pentecoste Veni Creator Spiritus appare. Si conclude con un punto interrogativo, per così dire. Come nell'opera teatrale, il finale rimane aperto. Il pubblico della chiesa ben frequentata era entusiasta.

Libri presentati

I libri di musica presenti negli elenchi sottostanti sono stati ricevuti dalla redazione o ci sono stati segnalati come nuove pubblicazioni.

Grafica: VisualGeneration/depositphotos.com

Libri musicali ricevuti luglio-dicembre 2025

  • Michael Schwalb: Paul Sacher. Il progresso attraverso la retrospettiva, 129 pagine, circa € 20,00, Edition Text + Kritik, Monaco di Baviera 2025, ISBN 978-3-96707-923-4
  • Erik Hug: La storia della musica progressiva. Un tentativo in 39 passaggi, 111 pagine, CHF 33.00 (più spese di spedizione/imballaggio), autopubblicato, erikh@bluewin.ch
  • Roman Brotbeck: Heinz Holliger. Conversazioni, commenti e testi, 350 pagine, € 36,99, Schott, Magonza, ISBN 978-3-7957-3399-5
  • La casa è dove batte il cuore, a cura di Philipp Rhensius, Janina Neustupny, Thomas Burkhalter, Hannes Liechti e Vinzent Maria Preuss, 312 pagine, € 29,00 (versione cartacea), Norient Books, Berna 2025, ISBN 9783952544464
  • Storia dell'interpretazione musicale nel XIX e XX secolo. Volume 4: Persone – Stili – Concetti, a cura di Heinz von Loesch, Rebecca Wolf e Thomas Ertelt, 712 pagine, € 79,99, Bärenreiter / J.B. Metzler, Kassel / Stoccarda 2025, ISBN 978-3-7618-2081-1
  • Markus Meier: Ostracizzato, amato e tollerato. L'organo nel Toggenburgo post-riforma, 400 pagine, Fr. 48.00, Chronos, Zurigo 2025, ISBN 978-3-0340-1796-1
    >>> Recensione di Tobias Willi
  • Ferruccio Busoni, Arnold Schönberg: Dialogo sulla musica moderna. Carteggio – Scritti di Busoni con annotazioni inedite di Schönberg, 520 pagine, € 36,00, Giometti & Antonello, Macerata 2025
  • Iso Camartin: «Nessun dorma – Nessuno dorma! Arie, duetti, ensemble – 48 oasi di armonia, 288 pagine, Fr. 32.00, Rüffer & Rub, Zurigo 2025, ISBN 978-3-907351-38-3
  • Eventi e storia. I corsi internazionali di musica contemporanea, Darmstadt 1962-1994, A cura di Susanne Heiter e Dörte Schmid, 560 pagine, € 48,00, Edition text+kritik, Monaco di Baviera 2025, ISBN 978-3-96707-010-1
  • Heike Plitt: La chitarra nella stanza dello psicoterapeuta, 140 pagine, € 22,00, Reichert, Wiesbaden 2025, ISBN 9783752008869
  • Mateusz Borkowski: Il mago del violino. Henryk Wieniawski – Vita e tempi, Traduzione dal polacco di Peter Oliver Loew, 146 pagine, € 19,80. Harrassowitz, Wiesbaden, 2025, ISBN 978-3-447-12300-6
  • Klaus Wloemer: Josef Reinhart e la musica. Il ruolo della musica nella sua opera letteraria, con un elenco delle trasposizioni musicali delle sue poesie dal 1897 ad oggi, 954 pagine, Fr. 128.00, Schwabe, Basilea 2025, ISBN 978-3-7965-5351-6
  • Giuliano Musio: C'è una crepa, Testo di accompagnamento all«»Egmont» di Beethoven, 118 pagine, CHF 17.00, Edizione Taberna Kritika, Berna 2025, ISBN 978-3-905846-79-9
  • Kai Marius Schabram: Claudio Arrau, Universalist des Klaviers (Universalista del pianoforte), 214 pagine, € 26,00, ritratto solista, Edition Text + Kritik, Monaco di Baviera 2025, ISBN 978-3-96707-788-9
  • Rebekka Susanne Bräm: Il teatro con il teatro di regia – l'opera ha bisogno di ritrovare la sua dignità! Pensieri dall'hotpot, 175 pagine, CHF 39.90, Editore BoD Books on Demand, Amburgo 2025, ISBN 978-3-7583-3640-9
  • Le tecniche di esecuzione della chitarra elettrica, a cura di Seth F. Josel e Michelle Lou, 303 pagine, € 69,00, Bärenreiter, Kassel 2025, ISBN 978-3-7618-2424-5
  • Norbert Schläbitz: »La forma segue il contenuto« ovvero: contro la ricerca mainstream – per il pluralismo della ricerca nella pedagogia musicale, (= Studi sulla cultura musicale, volume 12), 236 pagine, € 39,90, Waxmann, Münster 2025, ISBN 978-3-8188-0058-1, Accesso libero
  • Andreas Häberlin: Un metodo di trascrizione musicale. Notazione della musica registrata a orecchio, 178 pagine, circa € 39,00, Routledge, New York 2025, ISBN 9781032842547, Accesso libero
  • Accademizzazione delle arti. Situierung, Episteme, Kodifizierung, a cura di David Hagen, Jan Lazardzig, Thekla Neuss, Angela Nikolai e Dörte Schmidt, circa 340 pagine, circa € 34,00, Edition Text+ Kritik, Monaco di Baviera, ISBN 978-3-68930-000-5
  • Reverberazioni dell'impero? L'opera nel contesto del pensiero (de)coloniale e postcoloniale, a cura di Lena van der Hoven e JBOM, (= Rivista di opera e teatro musicale afroamericano, N. 1 novembre 2025), 208 pagine, Bern Open Publishing
  • Robert Oboussier. Contributi su un'opera messa a tacere / Contributions à propos d’un opus réduit au silence, a cura di Ramon Bischoff, 208 pagine, tedesco/francese, Fr. 45.00, Edition Clandestin, Bienne 2025, ISBN 978-3-907262-72-6
  • Res Marty: Linee e suoni. Documenti e storie dall'archivio Joachim Raff, 234 pagine, CHF 30.00, Joachim-Raff-Gesellschaft, Lachen 2025, ISBN 978-3-033-11783-9, fonte di acquisto: res.marty@bluewin.ch

Libri musicali ricevuti gennaio-giugno 2025

  • Jan Tamaru: riconoscimento (v)specialistico. Diagnosi del soggetto vocale nelle lezioni di canto, con una valutazione della teoria dei tipi di C. G. Jung per la pedagogia vocale, 192 p., € 39,90, Breitkopf & Härtel, Wiesbaden 2023 ISBN 978-3-7651-0488-6
  • Sono una persona di teatro. Udo Zimmermann - ricordi e documenti, a cura di Saskia Zimmermann e Matthias Herrmann, 408 p., € 49,00, Breitkopf & Härtel, Wiesbaden 2024 ISBN 978-3-7651-0513-5
  • Michael Wertmüller, Volume speciale Musik-Konzepte XI/2024, a cura di Ulrich Tadday, 248 p., Edition Text + Kritik, Monaco 2024, ISBN 978-3-96707-969-2
  • Kirstin Thielemann: completamente rilassata. Pace e concentrazione per le vostre lezioni di musica, 104 p., materiale online, € 24,50, Schott, Mainz 2025, ISBN 978-3-7957-3315-5
    >>> Recensione di Torsten Möller
  • Philip Herschkowitz: Informazioni sulla musica. Biografico. Il lavoro teorico-musicale. Il lavoro compositivoa cura di Heidemarie T. Ambros, Alexei Lubimov, Elisabeth Leonskaja, Alexei Grots, 444 p., € 48,00, Hollizer, Vienna 2024, ISBN 978-3-99094-139-3
  • Michaela Fridrich: Musica non mediata. Un'utopia, 127 p., € 22,00, Edizione Text + Kritik, Monaco 2025, ISBN 978-3-96707-738-4
  • Jessie Cox: I suoni della Svizzera nera. Nero, Music and Unthought Voices, 250 p., Duke University Press, Durham and London 2025, ISBN 978-1-4780-3143-7
  • Intelligenza artificiale dei suoni. Etica ed estetica della cultura musicale digitalea cura di Michael Schmidt, 120 p., Edizione Text + Kritik, Monaco 2025, ISBN 978-3-68930-030-2
    >>> Recensione di Wolfgang Böhler
  • Sigfried Schibli: la vita musicale nella regione di Basilea, Bild-Geschichten BL Volume 12, 121 p., Fr. 23.00, Verlag Baselland, Liestal 2025, ISBN 978-3-85673-706-1
  • Impulsi terapeutici per l'educazione musicale. Expanded Perspectives, a cura di Karin Holzwarth, Dorothee von Moreau, Jonas Dietrich, Hans Bäßler, 186 pagine, br., € 29,90, Waxmann, Münster 2024, ISBN 978-3-8309-4946-6
  • La poetica di Leonard Bernstein, a cura di Andreas Eichhorn e Paul R. Laird, 300 p., € 34,00, Edizione Text + Kritik, Monaco 2025, ISBN 978-3-96707-683-7
  • Melanie Unseld: Musica e memoria. Un libro di studio, ca. 250 p., Rombach, ISBN 978-3-96821-886-8
    >>> Recensione di Torsten Möller
  • Sensi / Senso. Zeitgenössische Musik dies- und jenseits von Hermeneutik und Analyse, a cura di Kathrin Kirschand Joe Reinke, 230 p., € 29,00, Georg Olms, Baden-Baden 2025, ISBN 978-3-487-17063-3
  • La vita corale svizzera dal 1800 - Musica, pratica e contesti; Vie corali in Svizzera da sempre 1800 - Musique, pratiques et contextes, a cura di Caiti Hauck e Cristina Urchueguía. Bern Open Publishing, ISBN 978-3-03917-080-7, accesso libero
  • Julien Cachemaille e Caiti Hauck: tre cantanti corali svizzeri nel XIX secolo, basato sul progetto di ricerca CLEFNI - Vita corale nelle città di Berna e Friburgo nel lungo XIX secolo, a fumetti, disponibile in tedesco o francese, Editions de la Chaussette, Yvonand 2025, ISBN 978-2-940564-34-7, accesso libero
  • Sean Prieske: Musica e volo. Musikalische Praktiken geflüchteter Menschen in Berlin, (= Musikethnologie im 21. Jahrhundert, Band 2), 395 p., € 99,00, Rombach, Baden-Baden 2025, ISBN 978-3-98858-096-2
  • Alfons Huber: La costruzione del clavicordo 1400-1800, 845 p., € 115,80, Praesens Verlag, Vienna 2025, ISBN 9783706912518
  • Bruno Matti: Gli orsi polari nella terra delle scogliere di neve, Romanzo fantasy con musica riproducibile tramite codici QR, Fr. 35.00, autoprodotto, matelier.ch, ISBN 978-3-033-10915-5
  • Suoni per l'anima, la musica nei manoscritti di San Gallo, Biblioteca dell'Abbazia di San Gallo, 104 p., Fr. 25.00, Schwabe, Basilea 2025, ISBN 978-3-7965-5344-8
  • Manuale di analisi musicale. Pluralità e metodo, a cura di Ariane Jessulat, Oliver Schwab-Felisch, Jan Philipp Sprick e Christian Thorau, 766 p., € 129,99, Bärenreiter-Verlag / J.B. Metzler Kassel/Stuttgart 2025, ISBN 978-3-7618-2065-0
  • Il talento musicale e la sua promozione nel mondo cinese e occidentalea cura di Marc-Antoine Camp, Xavier Bouvier, Suse Petersen, Annatina Kull, 174 p., e-book, gratuito, Chronos, Zurigo 2025, accesso libero
  • Marina Schieke-Gordienko: Ferruccio Busoni, pianista e cosmopolita, serie Solo, 171 p., € 24,00, Edizione Text + Kritik, Monaco 2025, ISBN 978-3-96707-909-8
  • Rollen und Funktionen von Musik in der digitalen Ära / Ruoli e funzioni della musica nell'era digitalea cura di Corinna Herr, Wolfgang Fuhrmann, Veronika Keller, 402 p., € 99,00, Rombach, Baden-Baden 2025, ISBN 978-3-98858-007-8
  • Christiane Wiesenfeldt: Musica e casa, 286 p., € 39,99, Bärenreiter, Kassel 2025, ISBN 978-3-7618-2658-4

 

Libri di musica ricevuti da luglio a dicembre 2024

  • Anton Voigt: Alfred Cortot. Poeta della tastiera - insegnante - attore culturale, Ritratti e profili in solitaria, 285 p., € 28,00, Edizione Text+Kritik, Monaco 2024, ISBN 978-3-96707-708-7
  • Köchel-Verzeichnis, Thematisches Verzeichnis der musikalischen Werke von Wolfgang Amadé Mozart, Nuova edizione 2024, a cura di Neal Zaslaw, presentato da Ulrich Leisinger con l'assistenza di Miriam Pfadt e Ioana Geanta, BV 300, CXXV + 1263 p., € 499,00, Breitkopf & Härtel, Wiesbaden 2024
    >>> Recensione di Dominik Sackmann
  • Corinne Holtz: Il mondo nell'opera. Klaus Huber (1924-2017), Biografia, 309 p., Fr. 54.00, Schwabe, Basilea 2024, ISBN 978-3-7965-5148-2
  • Hanspeter Spörri: Steff Signer. La biografia musicale, Un pezzo di storia del rock, del pop e dell'highmatt svizzero, 400 p., Appenzeller Verlag, Schwellbrunn 2024, ISBN 978-3-85882-888-0
    >>> Recensione di Hanspeter Künzler
  • Ernst Kurth / Guido Adler: Corrispondenza 1908-1936a cura di Luitgard Schader, 205 p., € 22,80, Königshausen & Neumann, Würzburg 2024, ISBN 978-3-8260-7969-6
  • Barbara Busch e Barbara Metzger: 44 esercizi di riscaldamento per lezioni strumentali(=üben & musizieren Praxis), 80 p., € 24,50, Schott, Mainz 2024, ISBN 978-3-7957-3172-4
  • Joachim Kühn e Michael Brüning: Il fattore audacia. Free + independent: no limits in jazz, 320 p., € 24,95, Alfred Music, Colonia 2024, ISBN 978-3-947998-59-3
  • Corrispondenza tra Arnold Schönberg e Heinrich Jalowetza cura di Simon Obert, (=Pubblicazioni della Fondazione Paul Sacher, volume 13; Briefwechsel der Wiener Schule, volume 7), 408 p., Schott, Mainz 2024, ISBN 978-3-7957-3341-4
  • Howard Griffiths: Barboza e l'albero del suono - Un viaggio musicale attraverso la Svizzera, musiche di Fabian Künzli, eseguite dall'Orchestra del Mozarteum di Salisburgo; voce narrante Fernando Tiberini, illustrazioni di Andrea Peter, 52 p., download audio, Fr. 29.80, GH 11817, Hug Musikverlage, Zurigo 2024, ISBN 978-3-03807-145-7
  • Costruire l'autorità nella musica, a cura di Bernd Brabec, Marc-Antoine Camp, Dorit Klebe, 280 p., Fr. 38.00, Chronos, Zurigo 2024, ISBN 978-3-0340-1734-3
  • Astrid Knöchlein: Ornamentazione - come Telemann! Georg Philipp Telemann's Methodische Sonaten und Trietti methodichi, a cura di Claire Genewein, Dorit Führer-Pawikovsky e Peter Schmid, 2 vol., 57+145 p., Fr. 65.00, Schmid & Genewein, Zurigo 2024, ISBN 978-3-033-05348-9
    >>> Recensione di Lukas Nussbaumer
  • Marko Simsa: passo di valzer e polka hit. Johann Strauss per bambini, libro illustrato con musica (CD o download), illustrazioni di Silke Brix, 32 pagine, € 24,00, Jumbo, Amburgo, ISBN 978-3-8337-4800-4
  • Peter Benary. Compositore, musicologo, pubblicista e conferenziere, a cura di Niccolò Raselli e Hans Niklas Kuhn, ca. 229 pagine, ca. Fr. 46.00, Schwabe, Basilea 2024, ISBN 978-3-7965-5109-3
    >> Recensione di Torsten Möller
  • Bernhard Suter: Guidare i processi creativi nelle lezioni di musica. Uno studio di ricerca basato sulla progettazione sullo sviluppo delle competenze supportato dalla riflessione degli insegnanti di scuola primaria che si affacciano alla professione, 334 p., Potsdamer Schriftenreihe zur Musikpädagogik, vol. 10, Universitätsverlag Potsdam, 2024, ISBN 978-3-86956-567-5, accesso libero
  • Luigi Nono. Sulla questione della svolta, Music Concepts No. 206, a cura di Ulrich Tadday, 121 pagine, € 28,00, Edition Text+Kritik, Monaco 2024, ISBN 978-3-96707-966-1
  • Friedrich Chrysander. Musicologo della prima ora, a cura di Ivana Rentsch, Hamburg Yearbook of Musicology Volume 4, 266 p., € 39,90, Waxmann, Münster 2024, ISBN 978-3-8309-4884-1
  • Wolfgang W. Müller: Musica degli angeli. Una storia culturale, 264 p., ca. Fr. 28.00, Schwabe, Basilea 2024, ISBN 978-3-7965-5128-4
  • Joseph Joachim. Identità / Identità(= Studien und Materialien zur Musikwissenschaft, vol. 128), a cura di Katharina Uhde e Michael Uhde, 477 p., € 58,00, Georg Olms, Baden-Baden, ISBN 978-3-487-16425-0
  • Michel Roth: In gioco. Eine spielheoretische Untersuchung indeterminierter Musik, 524 p., Wolke, Hofheim 2024, ISBN 978-3-95593-152-0, accesso libero
  • Julius Otto Grimm - compositore e direttore d'orchestra della cerchia di Brahmsa cura di Anna Maria Plischka e Peter Schmitz, 704 p., € 69,90, Waxmann, Münster 2024, ISBN 978-3-8309-4759-2
  • Tania Salvador, alias La Rata: Dammelo! Saggio illustrato in stile graphic novel, controstoria della musica popolare che mette al centro le artiste donne, traduzione di Petra Sparrer, 256 p., € 36,00, Laurence-King-Verlag, Berlino 2024, ISBN 978-3-96244-435-8
  • Daniel Martin Feige: Filosofia della musica. Musikästhetik im Ausgang von Adorno, 216 p., € 24,00, Edizione Text+Kritik, Monaco 2024, ISBN 978-3-689-30028-9
    >>> Recensione di Lukas Nussbaumer
  • Musica, performance, architettura. Spazi sacri come spazi sonori nel primo periodo modernoa cura di Tobias C. Weissmann e Klaus Pietschmann, 312 p., € 69,00, Georg Olms, Baden-Baden 2024, ISBN 978-3-487-16724-4
  • Meinolf Brüser: "È tutto un gioco da ragazzi", Bach e il segreto dell'"Arte della Fuga", 177 p., € 39,99, Bärenreiter/J.B Metzler, Kassel/Stoccarda 2024, ISBN 978-3-7618-2654-6
  • Radio Colonia Sound. Lo studio WDR per la musica elettronicaa cura di Harry Vogt e Martina Seeber, 287 p., tedesco/inglese, illustrato, con 5 CD, € 39,00, Wolke, Hofheim 2024, ISBN 978-3-95593-259-6
    >>> Recensione di Thomas Meyer
  • Luiz Alves da Silva: Tra Zurigo e Rio de Janeiro, Hausmusik in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts, traduzione dal portoghese di Daniel Schnurrenberger, (=Schweizer Beiträge zur Musikforschung, Vol. 28), 326 p., € 49,95, Bärenreiter, Kassel 2024, ISBN 978-3-7618-2616-4
  • Un nuovo inizio insieme. Prospettive per i club musicali dopo la pandemia! a cura di Verena Bons, Johanna Borchert, Thade Buchborn, Wolfgang Lessing, (Schriften der Hochschule für Musik Freiburg), 160 p., € 44,00, Georg Olms, Baden-Baden, ISBN 978-3-487-17048-0
  • Nicole Johänntgen e Raffaella Ligi: il viaggio sonoro di Schmusebär con la sedia volante, 28 S., nicolejohaenntgen.com/
  • Michael von Hintzenstern: I suoni del momento - 44 anni dell'Ensemble per la Musica Intuitiva di Weimar 1980-2024, 256 p., oltre 300 illustrazioni, € 44,00, Weimar 2024, ISBN 978-3-00-078834-5, hintzenstern.eu
    >>> Recensione di Torsten Möller

 

Libri musicali ricevuti gennaio-giugno 2024

  • Jannis Mallouchos: Adolf Reichel (1816-1896). Aspetti politici, storico-culturali, teorico-musicali e compositivi della vita di un musicista, (=Wiener Veröffentlichungen zur Musikwissenschaft, Vol. 56), 650 p., Hollitzer, Vienna 2023, ISBN 978-3-99094-084-6
    >>> Recensione di Max Sommerhalder
  • Studi sulle arti II, Arts, Design and Science in Exchange, a cura di Thomas Gartmann, Cristina Urchueguia, Hannah Ambühl-Baur, 313 p., Transcript, Bielefeld 2024, ISBN 978-3-8376-6954-1, Open Access: transcript-verlag.de/media/pdf
  • Rivista musicale della Svizzera romanda, Numéro spécial 75 ans, La musique à Genève au XVe siècle, Décembre 2023, con CD: La contenance angloise. La chapelle des Ducs de Savoie, dir. Vincent Arlettaz, Revue musicale de Suisse romande RMSR 20232
  • Robert Craft e Igor Stravinsy: Conversazioni con Igor Stravinsky, 192 p., € 16,00, Edizioni Allia, Parigi 2024, ISBN 979-10-304-1836-1
  • Mathias Gredig: Grandi alberghi, risotti e bombe, Geschichte der futuristischen Geräuschkunst, Fröhliche Wissenschaft 232, 173 p., € 15,00, Matthes & Seitz, Berlino 2024, ISBN 978-3-7518-3012-6
    >>> Recensione di Thomas Meyer
  • Rien de Reede: La scuola di Blavet, Flautista a Parigi nella seconda metà del XVIII secolo, 144 p., Edizione Linos, Amsterdam 2022, ISBN 978-90-9036371-4
  • Walter Fähndrich: Perché improvvisiamo? 80 p., € 18,00, Wolke, Hofheim 2024, ISBN 978-3-95593-270-1
  • Il testo come fonte e materiale nel teatro musicale contemporaneo, a cura di Christa Brüstle, (=Studien zur Wertungsforschung 65), 304 p., € 33,50, Edizione Universale, Vienna 2023, ISBN 978-37024-7793-6
  • Peter Petersen: Quartetto per archi op. 7 di Arnold Schönberg, Tre modi di comprendere l'opera, 211 p., numerosi esempi musicali, Georg Olms, Baden-Baden 2024 ISBN 978-3-487-16700-8
  • Fraintendimenti creativi o principi musicali universali? Hugo Riemann e il trasferimento internazionale del sapere, a cura di Stefan Keym in collaborazione con Christoph Hust, (Studien und Materialien zur Musikwissenschaft, vol. 131), 377 p., copertina rigida, € 99,00, Georg Olms, Baden-Baden 2024, ISBN 978-3-487-16680-3
  • Orchestra da salotto nelle Alpia cura di Mathias Gredig, Matthias Schmidt, Cordula Seger, 232 p., Fr. 38.00, Chronos, Zurigo 2024, ISBN 978-3-0340-1733-6
    >>> Recensione di Lukas Nussbaumer
  • Stefan Braese: Cool. Il jazz come controcultura nella Germania occidentale del dopoguerra. 442 p., € 42,00, Edizione Text + Kritik, Monaco 2024, ISBN 978-3-96707-915-9
  • Lothar Freiburg: Meraviglie della musica. La musica d'Europa in 2000 anni, 354 p., € 44,80, Wissner, Augsburg 2024, ISBN 978-3-95786-3287-7
  • Ingo Bredenbach: Le lezioni di pianoforte di Johann Sebastian Bach. Bach come discente e insegnante, 519 p., € 59,00, Bärenreiter, Kassel 2024, ISBN 978- 3-7618- 2617-1
    >>> Recensione di Dominik Sackmann
  • Manuale dell'opera. 16a edizione aggiornata e ampliata, a cura di Rudolf Kloiber, Wulf Konold e Robert Maschka 1021 p., € 49,99, Bärenreiter/J.B. Metzler, Kassel/Heidelberg 2024, ISBN 978-3-7618-2644-7
  • Wolfgang Jansen: Musical - il teatro musicale del presente, (= Gesammelte Schriften zum Populären Musiktheater, Vol. 3), 286 p., € 39,90, Waxmann, Münster 2024, ISBN 978-3-8309-4757-8
  • Jutta Toelle: Missione attraverso la musica, Stimmen zu Musik und Klängen in der europäischen Missionierung Hispanoamerikas, Musik und Migration, Volume 4, 172 pagine, € 34,90, Waxmann, Münster 204, ISBN 978-3-8309-4728-8
  • Compositori nei gulag staliniani, a cura di Inna Klause, Andreas Waczkat, Stefan Weiss, 468 p., € 89,00, Georg Olms, Baden-Baden 2024, ISBN 978-3-487-16694-0
  • Lied und populäre Kultur / Canto e cultura popolare, Weltmusik und ihre Kritik: Postkoloniale Zugänge zu globaler Musik, (= Jahrbuch des Zentrums für Populäre Kultur und Musik, 68. Jahrgang - 2023), a cura di Maria Fuchs, Johannes Müske, Knut Holtsträter, 258 p., € 39,90, Waxmann, Münster 2024, ISBN 978-3-8309-4889-6
  • La musica nelle religioni monoteiste, Riflessioni sulla funzione estetica della musica sacra, a cura di Wolfgang Müller, Franc Wagner (=TeNOR. Text und Normativität 11), 240 p., Fr. 48.00, Schwabe, Basilea 2024, ISBN 978-3-7965-5045-4

 

Libri di musica ricevuti da luglio a dicembre 2023

  • Sigfried Schibli: L'esperienza dell'organo. Gli strumenti più belli di Basilea e dintorni, 160 p., Fr. 44.80, Reinhardt, Basilea 2023, ISBN 978-3-7245-2660-5
  • La musica antica oggi, Storia e prospettive della pratica della performance storica, a cura di Richard Lorber, 414 p., € 39,99, Bärenreiter/Metzler, Kassel/Stoccarda 2023, ISBN 978-3-7618-2520-4
  • Il più bel paese del mondo? L'ambiente di Othmar Schoeck nella Svizzera centrale, libro che accompagna il Festival Othmar Schoeck 202, a cura di Alvaro Schoeck e Chris Walton, 180 p., Fr. 20.00, Müsigricht, Steinen 2023, ISBN 978-3-9525658-2-7
    >>> Recensione di Daniel Willi
  • Corina Nastoll: La pratica è d'obbligo! Esercitarsi con efficacia e piacere, (= übern & musizieren spezial), 44 p., € 18,50, Schott, Mainz, ISBN 978-3-7957-3094-9
    >>> Recensione di Torsten Möller
  • "Tu sei arte per me". La corrispondenza tra Alma Mahler e Walter Gropius dal 1910 al 1914a cura di Annemarie Jaeggi e Jörg Rothkamm, 784 p., € 49,00, Residenz, Vienna 2023, ISBN 9783701735945
  • Ethel Smyth: Battiti di tamburo dal paradiso. Memorie, traduzione dall'inglese di Heddi Feilhauer, 256 p., € 24,00, ebersbach & simon, Colonia 2023, ISBN 978-3-86915-286-8
  • Rainer Schmusch: Senso dell'udito e "suono". Ästhetische Anthropologie der Musik, nach Herder und Händel, (= Myosotis Bd. 8), 452 p., € 62,00, Universitätsverlag Winter, Heidelberg 2023, ISBN 978-3-8253-4867-0
  • Musica e migrazione. Ein Theorie- und Methodenhandbuch, a cura di Wolfgang Gratzer, Nils Grosch, Ulrike Präger, Susanne Scheiblhofer, (= Musik und Migration, Vol. 3), 746 p., br., € 69,90, Waxmann, Münster 2023, ISBN 978-3-8309-4630-4, Open Access, doi.org/10.31244/9783830996309
    >>> Recensione di Torsten Möller
  • Silke Kruse-Weber: Reflect! Uno strumento di osservazione e riflessione per insegnanti di strumenti e di canto, (= Grazer Schriften zur Instrumental- und Gesangspädagogik, Vol. 4), 88 pagine, brossura, con gioco di carte, € 34,90, Waxmann, Münster 2023, ISBN 978-3-8309-4658-8
  • Silja Reidemeister: Tra design contemporaneo e interesse storico - il compositore Rudolf Moser. Una ricerca di indizi nei documenti originali, 227 p., Fr. 38.00, Schwabe, Basilea 2023, ISBN 978-3-7965-4849-9
  • Markus Cslovjecsek: Musica a scuola per tutti? Sulla legittimazione della musica come materia, 313 p., € 48,00, Transcript, Bielefeld 2023, ISBN 978-3-8376-6884-1, Open Access: transcript-verlag.de/shopMedia/openaccess/pdf/oa9783839468845.pdf
  • Eike Fess: Arnold Schönberg e la composizione con dodici note, 224 p., € 27,00, Edizione Text+Kritik, Monaco 2023, ISBN 978-3-96707-862-6
  • Milena Amann-Rauter: "Avec mon arme, la musique". L'impegno politico dei musicisti in esilio nel contesto del Front Populaire, 504 p., € 48,00, Edizione Text + Kritik, Monaco 2023, ISBN 978-3-96707-887-9
  • Julia Wilke: Musica e movimento nel lavoro educativo individuale. Analisi su base video dei processi di coordinazione legati alla musica e al movimento, 2023, (= Internationale Hochschulschriften, Band 707), 228 p. € 39,90 €, Waxmann, Münster 2023, ISBN 978-3-8309-4720-2
  • Robert Gervasi: Un destino di frontiera, Vita e opera del compositore alsaziano Leo Justinus Kauffmann (1901-1944), 588 p., € 119,00, Tectum, Baden-Baden 2023, ISBN 978-3-8288-4916-7
  • Nicole Jost-Rösch: Alban Berg - compositore narrante, narratore compositore, 540 p., € 49,00, Edizione Text + Kritik, Monaco 2023, ISBN 978-3-96707-834-3
  • Werner Reinhart, patrono dell'età moderna, Musik-Konzepte, volume speciale XI/2023, a cura di Ulrich Tadday, 228 p., € 42,00, Edition Text+Kritik, Monaco 2023, ISBN 978-3-96707-843-5
  • Dominik Susteck: pipe d'osso e noiselatte. Hand-Joachim Hespos und die Orgelmusik ab 1962, Schriften zur Neuen Musik vol. 3, 230 p., Are, Colonia 2023, ISBN 978-3-3924522-90-2
  • Tobias Heyl: 75 anni di G. Henle Verlag, 208 p., € 28,00, Hanser, Monaco, ISBN 978-3-446-7847-9
  • Ute Elena Hamm: "Musica da leggere", Ibridi musical-letterari, opere di Erik Satie, John Cage, Dieter Schnebel e Ingeborg Bachmann, 649 p., copertina rigida, € 129,00, Rombach, Baden-Baden 2023, ISBN 978-3-96821-993-6

 

Libri musicali ricevuti gennaio-giugno 2023

  • Klaus Steffes-Holländer: Non solo sui tasti. Nuove tecniche di esecuzione per pianoforte, 136 p., € 49,90, Breitkopf & Härtel, Wiesbaden 2022, ISBN 978-3-7651-0486-2
  • Ulrich Menke: Il navigatore di metodi. Pianificatore di percorsi per un insegnamento strumentale e d'insieme di successo, üben & musizieren, 192 p., € 22,95 Schott, Mainz, ISBN 978-3-7957-3092-5
    >>> Recensione di Walter Amadeus Ammann
  • Tobias Bleek: Nella frenesia degli anni Venti. 1923: La musica in un anno di estremi, 316 p., € 29,99, Bärenreiter/Metzler, Kassel/Berlino 2023, ISBN 978-3-7618-7245-1
  • Gaël Liardon (1973-2018): Anthologie d'un passionné, Opere per organo, basso continuo, chansons, Bibliothèque cantonale et universitaire, Losanna 2023, ISBN 978-2-88888.152-0
  • Goldberg! Variazioni su Bach, a cura di Violeta Dinescu e Michael Heinemann, (= Bach nach Bach, Vol. 4), 384 p., € 69,80, Dohr, Colonia 2022, ISBN 978-3-86846-171-8
  • Roberto Reale: Elementi di lamentazione nell'opera Œdipe di George Enescu, Archivio per la musica dell'Europa orientale, 7, BIS-Verlag, Oldenburg 2022, ISBN 978-3-8142-2404-6
  • Myriam Marbe, a cura di Violeta Dinescu, Michael Heinemann, Roberto Reale, Archiv für osteuropäische Musik, 6, BIS-Verlag, Oldenburg 2022, ISBN 978-3-8142-2393-3
  • Reto Weber: Drummin'. In principio era il tamburo - ricordi, 280 p., Fr. 49.00, editione clandestina, Biel/Bienne 2023, ISBN 978-3-907262-41-2
  • Politica della curatela - Interventi collettivi e affettivi, a cura di Monia Acciari & Philipp Rhensius, 288 p., € 34,00, Norient Books, Berna 2023, ISBN 978-3-9525444-4-0
  • Musica e movimento con gli anziani. Approfondimento della pedagogia ritmicaa cura di Monika Mayr, 220 p., € 24,95, Reichert, Wiesbaden, ISBN 9783752007145

 

 

L'intelligenza artificiale riconosce i tratti del viso di Mozart

La tecnologia moderna fa luce sull'autenticità dei ritratti storici. Il riconoscimento biometrico del volto rivela se Mozart è effettivamente raffigurato in un dipinto di Mozart.

Collage: Ueli Ganz

Avvio il mio portatile per scrivere questo articolo. Ben presto i due occhi rossi della telecamera lampeggiano e verificano la mia identità. Confrontano la mia immagine memorizzata con quella che stanno registrando. Non importa che occhiali indossi, se ho tagliato i capelli o se ho una cicatrice sul viso a causa della rasatura, non c'è nulla che possa confondere il sistema biometrico di riconoscimento facciale, nulla che possa impedirgli di riconoscere la mia identità.

Al momento del deposito dell'immagine originale, questa tecnologia ha misurato le distanze tra circa trenta punti del paesaggio facciale. Questi includono fattori chiave come la distanza tra gli occhi, la distanza tra la fronte e il mento, la forma degli zigomi e i contorni delle labbra, delle orecchie e del mento. Tutti questi dati sono stati poi convertiti in una formula matematica, un codice numerico, e memorizzati. Proprio come un'impronta digitale, l'"impronta del viso" risultante è unica per ogni persona.

Che aspetto aveva Mozart?

I ritratti di questo genio unico sono innumerevoli: veri, falsi, attribuiti, perduti e ritrovati, dubbiosi e inequivocabili, artisticamente preziosi e meno preziosi. E se ne trovano sempre di nuovi. Questi portano a un'enorme ondata di articoli nei media, oppure sono a malapena riconosciuti.

Ci sono alcuni ritratti di cui si parla dettagliatamente nelle lettere della famiglia Mozart e di cui si riporta la somiglianza con il figlio o il fratello. Ma che aspetto aveva davvero Mozart (1756-1791), qual è il "vero" Mozart? Su questa domanda si sono scatenate numerose e accese dispute tra gli studiosi di musica. Ora, però, il riconoscimento facciale biometrico è disponibile come ausilio che sembra in grado di oggettivare le controversie.

Dall'inizio del nuovo millennio, questo metodo, inventato in Giappone nel 1980, ha preso rapidamente piede ed è diventato parte integrante della vita moderna come una delle tante funzioni dell'IA. Non sorprende che abbia iniziato a occupare anche la musicologia moderna, anche se con cautela e molto scetticismo. Ecco due esempi concreti di come può essere utilizzata per verificare l'autenticità dei ritratti di Mozart.

Un nuovo "ultimo" ritratto

 

Fino al 2002, il deposito della Gemäldegalerie di Berlino ospitava una collezione intitolata Il gentiluomo con la gonna verde un dipinto a olio del pittore monacense Georg Edlinger (1741-1819). Fu dipinto nel 1790, un anno prima della morte di Mozart.1

Già nel 1995 si pensava che fosse stata scoperta una certa somiglianza con il cosiddetto ritratto di Bologna del 1777, che Leopold Mozart fece dipingere dal figlio ventunenne e inviò all'Accademia di Bologna per la sua galleria (collage in alto, quarta fila da sinistra; in basso, seconda fila da destra). Egli lo elogiò come particolarmente azzeccato.

Nel 2006, Rainer Michaelis, curatore capo della Gemäldegalerie di Berlino, insieme al neurobiologo svedese Martin Braun, ha intrapreso un interessante tentativo di confrontare i due dipinti utilizzando i più recenti metodi biometrico-statistici. 2

Il risultato sorprendente è stato che il ritratto di Edlinger mostra la stessa persona del ritratto di Bologna con una probabilità di 1:10.000.000.3 Questo fa del ritratto di Edlinger l'ultimo ritratto di Mozart dipinto durante la sua vita. Già nel 2006, la Gemäldegalerie der Staatlichen Museen Berlin ha pubblicato un'edizione speciale accuratamente curata e ottimamente illustrata nella sua serie "Bilder im Blickpunkt".4

Un ritratto giovanile?

Non lontano da Salisburgo, un professore emerito dell'Università di Costanza, che si fa chiamare con lo pseudonimo di "Bilddetektiv", ha fatto un'analisi dei risultati.5 In un negozio d'arte, si imbatte in un quadro di un giovane piuttosto insignificante che lo affascina immediatamente: Il volto aperto del giovane gli sembrava in qualche modo familiare. Il detective dei quadri studiava da tempo i ritratti degli artisti e l'autenticità fisionomica dei soggetti. In oltre trenta lavori, aveva acquisito un'enorme quantità di conoscenze sulle tecniche pittoriche, sugli antecedenti biografici e storici e sui contesti, e aveva affinato il suo potere di osservazione per i più piccoli dettagli fisionomici e fisiologici. Dopo aver fatto dei confronti con i dipinti mozartiani conosciuti, gli fu chiaro che il ritratto che aveva trovato all'epoca poteva benissimo raffigurare Mozart all'età di circa dieci anni.

 

Il detective delle immagini era ben consapevole del fatto che "nuovi" ritratti di Mozart continuano ad apparire fino ad oggi, ma che non possono essere verificati. Pertanto, procedette con cautela. Inizialmente ha avvalorato la tesi che il ritratto trovato raffigurasse il giovane Wolfgang Amadeus Mozart confrontandolo con i ritratti di Joseph Lange, Dorothea Stock e Joseph Grassi, considerati autentici, e con quello di Pietro Antonio Lorenzoni del 1763, che ritrae Mozart bambino all'età di sei anni (collage, fila in basso, terzo da destra). Egli si basò principalmente sull'osservazione comparativa dei tratti fisiognomici.

I risultati della ricerca hanno mostrato che le dimensioni "e la forma della testa (fronte, tempie, forma del viso) sono le stesse in tutte le immagini, così come la distanza tra gli occhi e le proporzioni del viso. I tessuti molli possono cambiare nel corso della vita, ma il cranio rimane lo stesso".

L'investigatore dell'immagine sottolinea anche un'altra caratteristica importante per l'identificazione del personaggio, che Eva Gesine Baur descrive nel suo libro Mozart, il genio e l'eros ha notato.7 Nella didascalia di un ritratto di Mozart ivi raffigurato, scrive: "Anche qui è visibile lo strabismo verso l'interno (dell'occhio destro), che secondo l'oftalmologia è spesso il risultato di gravi malattie nei primi anni di vita. È documentato nel caso di Wolfgang per l'anno 1767 (epidemia di vaiolo). Questo spiegherebbe perché non è strabico nel ritratto di Lorenzoni del 1763". Egli conferma che lo strabismo dell'occhio destro menzionato da Baur può essere riconosciuto anche nell'attuale ritratto giovanile: "Il disallineamento degli occhi è una caratteristica biometrica chiave con una prevalenza inferiore al 3%. Questo riduce significativamente la probabilità di parallelismo casuale (meno di p di 0,03 nel modello binomiale)".

Per verificare le ipotesi basate sulla mera osservazione, il ritratto è stato infine analizzato con il riconoscimento biometrico del volto rispetto ai quattro dipinti sopra citati. L'obiettivo era dimostrare che il quadro non raffigurava Mozart.

In sintesi, il detective delle immagini conclude: "La probabilità di una corrispondenza è compresa tra l'82 e < 85%, a seconda della domanda. C'è un'elevata corrispondenza nei tratti invarianti del viso: Posizione degli occhi, colore degli occhi, forma delle sopracciglia, forma delle labbra e del mento, nonché nella tipologia specifica dell'abbigliamento e dell'acconciatura della fine del 1760. La deviazione lineare media della distanza tra gli occhi e il ritratto a olio di Grassi è solo il 3,7% della distanza bipupillare ed è quindi inferiore alla soglia tipica del 5%, considerata una "somiglianza identica" nell'antropologia forense delle immagini. Le discrepanze minori (ad esempio la lunghezza nasale sottosviluppata del bambino o le guance più rotonde) possono essere spiegate dai processi di crescita ontogenetici e non contraddicono l'identità. Il naso cresce postpuberale di circa 1,3 mm/anno (dati antropometrici longitudinali). Un bambino ritratto all'età di 7,8 anni ha quindi un ponte nasale significativamente più corto di un adulto di 26 anni".

Non è stato quindi possibile sostenere l'ipotesi che il ritratto non raffiguri Mozart (criterio di falsificazione di Popper).

Conclusione

L'iconografia (descrizione dell'immagine) delle rappresentazioni visive degli artisti del suono è un campo straordinariamente vasto: vi si sovrappongono studi di musicologia e arte, psicologia, sociologia, medicina, neurobiologia, stilistica e costume.

Può sorprendere che tutte le discipline citate siano state coinvolte nella ricerca sul dipinto berlinese di Edlinger ("Uomo con la gonna verde", Mozart) e sul ritratto giovanile appena scoperto, ma la musicologia era purtroppo assente! Tuttavia, si può ipotizzare che la collaborazione di tutti gli specialisti possa apportare il massimo beneficio comune. Ad esempio, il riconoscimento biometrico del volto potrebbe essere utilizzato come punto di partenza o come prova conclusiva per questioni controverse di identità. Nel caso di Mozart, ad esempio, si tratterebbe di stabilire se Mozart è davvero raffigurato nel famosissimo quadro di Verona o nelle strane sembianze di Josef Hickel:

Anche queste domande dovrebbero poter trovare una risposta oggettiva e definitiva in stretta collaborazione con tutte le discipline coinvolte e con l'ausilio di indagini biometriche approfondite.

Osservazioni

1 Sulla situazione di vita di Mozart alla fine di ottobre del 1790, si veda Ueli Ganz in  https://mozartweg.ch/wp-content/uploads/2023/10/Wie-Mozart-nicht-aussah.pdf

2 Al rapporto Michaelis/Braun sulla procedura e le conclusioni http://www.neuroscience-of-music.se/ormen/Edlinger%20Mozart.htm

3 https://dieterdavidscholz.de/ausstellungen/j-g-edlingers-letztes-mozart-bildnis.html

4 Michaelis Rainer, Il ritratto di Mozart nella Pinacoteca di BerlinoPreussischer Kulturbesitz, Berlino 2006, ISBN-13: 9783886095292

5 L'autore di questo articolo (UG) conosce il nome completo del detective della fotografia.

6 Disponibile su: https://bilddetek.hypotheses.org/2096

7 Eva Gesine Baur: Mozart, Genio ed eros - Una biografia C.H.Beck, 2014; (alla legenda del frontespizio prima di pagina 86 VI/1771)

Edizione 11/2025 - Focus "AI"

Michael Harenberg, fotografato da Holger Jacob

Indice dei contenuti

Focus

Le statistiche non porteranno mai a qualcosa come la composizione
Intervista al compositore, scienziato della musica e dei media Michael Harenberg e a un'intelligenza artificiale

L'intelligenza artificiale come partner creativo
Con i loro progetti artistici, Holly Herndon e Mat Dryhurst cercano un modo per mantenere il controllo sul proprio lavoro creativo.

I tempi sono maturi per l'artista AI
Gli enormi progressi della tecnologia richiedono una nuova immagine di sé da parte di chi fa musica.

L'intelligenza artificiale riconosce i tratti del viso di Mozart

(corsivo = riassunto in tedesco dell'articolo originale francese)

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Poiché nell'edizione stampata non c'è spazio sufficiente per tutti i testi, essi sono elencati qui e collegati ai corrispondenti articoli online. La maggior parte di essi è stata pubblicata prima dell'edizione stampata.

Il senso del suono, la consapevolezza storica e il commiato
Francesco Piemontesi

Sul denaro e sul mondo
I podcast di Enea Humm e il Fondazione Árvore

Un legame indissolubile con la Svizzera
Nicolas Dorin e Pierre-Michel Menger parlano di Pierre Boulez.

Prima stagione con Esther Hoppe
Il violinista ha assunto da poche settimane la direzione artistica della Camerata Zürich.

Campane su strumenti e bocche
Thilo Hirsch e l'Ensemble Arcimboldo hanno collaborato al progetto. ruvido 2025-1898 insieme a una classe scolastica.

Una creatura mitica esplora gli strumenti della musica popolare
Il Musikkollegium di Winterthur ha presentato Barboza e l'albero degli anelli di Howard Griffiths.

Nel labirinto dei labirinti
Giornate musicali di Donaueschingen 2025

 

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Prima stagione con Esther Hoppe

Da poche settimane il violinista svizzero ha assunto la direzione artistica della Camerata Zürich. L'ensemble sta provando qualcosa di nuovo anche sotto altri aspetti, ma si attiene al collaudato modello di programma e di gestione.

"La Camerata Zürich ha un profilo artistico molto chiaro e si allontana deliberatamente dal mainstream della musica classica", afferma Esther Hoppe. Foto: Patrick Hürlimann

Nella piccola sala della Tonhalle di Zurigo, i quindici strumentisti ad arco (ad eccezione dei violoncellisti) suonano con sicurezza in piedi, mentre il direttore artistico coordina gli eventi musicali dal primo podio. Esther Hoppe fornisce una breve spiegazione prima di ciascuna delle quattro opere eseguite. Mentre l'omogeneità del suono degli archi della Camerata Zürich può essere ammirata nelle danze introduttive di Schubert e nell'Intermezzo op. 8 di Franz Schreker, l'opera di Hindemith è un'altra. Quattro temperamenti e il Concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore di Haydn Ronald Brautigam è un pianista versatile. Tuttavia, l'esecuzione di Hoppe potrebbe essere un po' più libera e la posizione del pianoforte a coda, da cui si vede solo la schiena del pianista, non è molto favorevole al pubblico.

La selezione di opere per questo secondo concerto in abbonamento è tipica del programma della Camerata: musica contemporanea (in senso lato) mista a musica classica, rarità combinate con pezzi di repertorio. Se si guarda all'intera stagione, ci si rende conto che anche i compositori svizzeri svolgono un ruolo importante. Il concerto di debutto di Esther Hoppe, a settembre, è stato accompagnato dal brano di Othmar Schoeck Notte d'estate aperto. Da quando l'ensemble è stato fondato nel 1957 da Räto Tschupp, la musica contemporanea e quella svizzera sono state tra le costanti del programma. In termini di repertorio, la Hoppe si basa quindi sulla tradizione della Camerata. Quando si tratta di musica contemporanea, si preoccupa in modo particolare di garantire che sia ben integrata nel resto del programma. Nel quinto concerto in abbonamento, ad esempio, è stato eseguito il brano di Alfred Zimmerlin Le maree del tempo La "Sinfonia svizzera" di Mendelssohn.

Più vicino al pubblico

La moderazione dei concerti da parte di Hoppe stesso e di membri selezionati dell'ensemble è una novità notevole: l'orchestra vuole uscire dall'anonimato e avere un volto. Nella stessa direzione va la nuova serie di podcast sul sito web, che mira a stabilire un rapporto tra l'ensemble e il pubblico. La nomina di un artista in residenza non è del tutto nuova: questa stagione è Ronald Brautigam, uno dei pochi pianisti che suona sia il pianoforte a coda moderno che il fortepiano. Hoppe forma anche un trio pianistico con Brautigam e suo marito Christian Poltéra. Ci sono anche nuovi sviluppi nell'ambito dell'educazione musicale: Dopo i concerti in abbonamento del sabato, la domenica mattina si terranno concerti per bambini dai quattro ai dieci anni, durante i quali Evamaria Felder introdurrà giocosamente i bambini a una delle opere eseguite. Il progetto "Camerata@School - Vivaldi Recomposed" è attivo per tutta la stagione e prevede che una classe scolastica della città di Zurigo esegua una delle opere di Vivaldi. Quattro stagioni sviluppa ed esegue un programma di concerti.

Fare musica sotto la propria responsabilità

Esther Hoppe è nata a Zugo, ma non è (ancora) così conosciuta in questo Paese perché gran parte della sua carriera si è svolta finora all'estero. Dopo una prima fase in Svizzera, anche con il Tecchler Trio, da lei fondato, nel 2009 è diventata prima concertatrice dell'Orchestra da Camera di Monaco. Dal 2013 è titolare di una cattedra di violino presso l'Università Mozarteum di Salisburgo. Si esibisce anche a livello internazionale come solista. Ciò che piace alla Hoppe del suo nuovo ruolo con la Camerata è la possibilità di creare programmi adatti all'orchestra. L'ensemble è anche di dimensioni gestibili.

Anche sotto i predecessori di Hoppe, Thomas Demenga e Igor Karsko, la Camerata ha praticato il modello della direzione artistica non direttoriale: "Senza un direttore, ognuno nell'orchestra deve sapere esattamente qual è il suo ruolo. È un fare musica orientato alla musica da camera". Hoppe ammette che questo modello richiede un po' più di lavoro di prova perché promuove la responsabilità personale dei membri.

Risorse limitate

E che dire della competizione con l'Orchestra da Camera di Zurigo, che svolge un ruolo dominante a Zurigo e ha come direttore un violinista di fama internazionale come Daniel Hope? Esther Hoppe ha una visione rilassata: "Non vedo le due orchestre come concorrenti. La Camerata Zürich ha un profilo artistico molto chiaro e si allontana deliberatamente dal mainstream classico. Nelle loro differenze, i due ensemble si completano a vicenda e arricchiscono la vita musicale della città". Dal punto di vista finanziario, tuttavia, la posta in gioco non è la stessa. Il bilancio annuale della Camerata si aggira intorno alle sei cifre. Tuttavia, negli ultimi anni l'autofinanziamento è salito al 40%. Le sovvenzioni della Città di Zurigo ammontano attualmente a 380.000 franchi. È notevole che, con queste risorse limitate, la Camerata riesca a mantenere un profilo artistico molto ambizioso.

Campane su strumenti e bocche

Thilo Hirsch e l'Ensemble Arcimboldo hanno collaborato con una classe scolastica per il progetto "rau-sch-end 2025-1898", che ha permesso loro di esercitarsi ad ascoltare più da vicino e a farsi ascoltare.

I bambini ascoltano i suoni e amplificano le loro voci con gli imbuti sonori del Museo Tinguely. Foto: Susanna Drescher

Tre bambini gridano "Ciao" e salutano il pubblico. Sono in piedi al centro di una macchina musicale nel Museo Tinguely di Basilea. Le loro voci brillanti spiccano tra i suoni scuri, strascicati e metallici con cui l'ensemble di dieci elementi Arcimboldo esegue la composizione di Mauricio Kagel 1898 per voci e strumenti di bambini. Con trombe, tromboni e tube, sono inclusi tre strumenti a fiato. Anche gli strumenti a corda hanno un imbuto metallico al posto del corpo di risonanza. Si tratta dei cosiddetti strumenti di paglia, utilizzati per le registrazioni orchestrali all'inizio del XX secolo.

Maurizio Kagel aveva 1898 per il 75° anniversario della Deutsche Grammophon nel 1973. Voleva che a quest'opera partecipasse una "classe scolastica non addestrata vocalmente". I bambini dovevano portare un elemento spontaneo, persino un po' anarchico, nel mondo degli adulti. Per i concerti di Basilea, la scelta cadde sulla classe 5a della scuola elementare Niederholz di Riehen, che ora si trova sulla rampa del palcoscenico a grandezza naturale e reagisce alla musica con risate, mugolii e talvolta sibili. Un alunno attacca un disegno impertinente sulla schiena del direttore d'orchestra Thilo Hirsch.

Strumenti in paglia

Il direttore musicale dell'ensemble basilese Arcimboldo ha avuto l'idea di questo insolito progetto intitolato estremità grezza 2025-1898sponsorizzato dalla Fondazione Ernst von Siemens. Hirsch è stato a lungo affascinato dagli strumenti Stroh, che prendono il nome dal loro inventore Johannes Matthias Augustus Stroh. In varie aste online è riuscito ad acquistare diversi strumenti a campana, tutti in uso, tra cui un violino, un violoncello, uno stroviol, un fono fiddle e un fonoukulele. Gli strumenti che Kagel ha utilizzato per la prima di 1898 Gli strumenti costruiti sono ora di proprietà della Fondazione Paul Sacher, ma non sono più suonabili.

Poiché i bambini possono suonare solo brevi brani, Hirsch ha commissionato un altro lavoro alla compositrice Abril Padilla. Insieme a Naja Parejas, ha anche guidato i laboratori che si sono svolti con gli allievi per un periodo di due mesi e mezzo. Comprese le prove finali per i tre concerti del 25 e 26 ottobre al Museo Tinguely di Basilea, il lavoro ha richiesto circa 40 ore.

Artigianato e ascolto

Padilla ha già lavorato a progetti precedenti, come il progetto Scatola di risonanza ha lavorato insieme a Hirsch. "All'inizio il nostro laboratorio era incentrato sull'ascolto concentrato. La musica di Kagel era inizialmente piuttosto estranea ai bambini". Si sono esercitati sulle differenze tra risate sincere e artificiali, come Kagel le descrive nella partitura. I bambini hanno scoperto la loro voce attraverso il gioco. Per la loro nuova composizione ITMO sono stati realizzati degli imbuti sonori. "Questi amplificatori hanno aiutato gli individui a diventare più coraggiosi", dice Padilla. I diritti dei bambini affrontati nel suo lavoro sono stati scelti insieme.

La serata di concerti inizia ITMO direttamente dopo il film di Mauricio Kagel Vecchio/Nuovo per tromba sola. Alcuni bambini si mettono il campanello all'orecchio per ascoltare ancora meglio le figure sonore strappate di Jonathan Romana. Poi imitano i suoni della tromba, creando un dialogo tra il musicista e i bambini. I suoni diventano parole: "Acqua pulita", "Fuoco", "Basta razzismo". Parlando ritmicamente, cantano: "La protezione dell'ambiente è importante, la protezione dell'ambiente è buona". Maria Luisa Pizzighella dà alle parole un impatto ancora maggiore con la batteria. ITMO è più un testo progettato che una musica, ma anche un breve interludio vocale di un ragazzo fa parte dell'opera.

Ridere e frusciare

Il programma, vario e drammaturgicamente serrato, comprende anche la virtuosa interpretazione di Kagel dell'opera di Lanet Flores Suoni d'ombra per clarinetto basso solo, un tango per violino di paglia (Juan María Braceras) e pianoforte (Helena Bugallo) di Igor Stravinskij e altre due prime mondiali per fonofiedel (Thilo Hirsch) e grammofono: Charlotte Torres Suite Jungle Jazz e Abril Padillas 78 GIRI/MINUTO. Il concerto si conclude con un'improvvisazione di gruppo guidata dai bambini con i segni, a cui il pubblico partecipa insieme ai musicisti distribuiti nella sala. La brochure del programma viene piegata a campana. Poi iniziano risate e rumori, glissando verso l'alto e verso il basso - e tutto si mescola. Anche la grande macchina di Tinguely dietro il palco si mette in moto.

Quando si parla con i bambini dopo il concerto, essi sono pieni di informazioni. Pensano che sia fantastico essere saliti sul palco e aver visto gli strumenti da vicino. "Ci sono state lunghe attese durante le prove, ma alla fine ne è valsa la pena", dice una ragazza. "Dovevamo sempre ascoltare attentamente e memorizzare quando salire sul palco", dice un ragazzo. Anche costruire le campane e usarle sul palco è stato molto divertente. Anche i due insegnanti Manon Siebenhaar e Fabian Leuenberger sono soddisfatti del progetto: "Gli alunni hanno potuto contare gli uni sugli altri. Ha anche rafforzato la comunità della classe".

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